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cosa sono i rottami metallici
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Cosa sono i rottami? Definizione, Legge, smaltimento e recupero

I rottami sono il risultato di tutti gli oggetti in metallo ormai in disuso, danneggiati o che non possono più essere utilizzati. Il sovra consumo di beni metallici da parte dell’uomo ha spinto il mercato, così come i legislatori e gli organi di governo, verso il riciclo. A questo si aggiunge la propensione verso la produzione di prodotti e articoli che possano essere recuperati. L’obiettivo comune è la salvaguardia dell’ambiente. Molte aziende stanno indirizzando la propria produzione verso materiali sostenibili ed ecologici ma sussistono delle difficoltà nello smaltimento e nel riciclo dei rottami ferrosi. Ma perché è così importante riciclare i rottami ferrosi? Scopriamolo insieme.

Rottami: la definizione

il ritiro dei rottami ferrosi

Secondo il vocabolario Treccani, il rottame è un “Pezzo o complesso di pezzi di oggetti e prodotti rotti. Viene usato principalmente al plurale, solo raramente al singolare, e sempre con valore collettivo: r. metallici, rottami di ferro, di ghisa”. Da un punto di vista più tecnico, i rottami ferrosi e non ferrosi sono da considerarsi tutti quegli scarti industriali che, a seguito di un processo di riciclo, possono essere smaltiti per poi essere riutilizzati. Proprio per questo motivo, impropriamente, i rottami vengono spesso definiti come rifiuto. La loro riciclabilità e la possibilità di riutilizzarli come materia prima impediscono di considerarli un rifiuto. La normativa prevede che la classificazione di un rottame metallico come rifiuto sia possibile solo quando il rottame non può essere riutilizzato. Per il rifiuto, quindi, non può essere prevista un’attività di riciclo. Attraverso una sentenza della Corte di Cassazione del 17 ottobre 2014, viene chiarito in quali occasioni i rottami ferrosi non debbano essere considerati un rifiuto e quindi, quando sono riciclabili. Il primo passo è analizzare accuratamente tutte le sostanze che compongono il materiale. Inoltre, è bene considerare anche la funzione che aveva prima di essere scartato, nonché tutti i trattamenti subiti nel corso del tempo.

Rottami ferrosi: come smaltirli a norma di legge

Lo smaltimento dei rifiuti ferrosi impone alle imprese e alle industrie di rivolgersi ad aziende specializzate nell’acquisto e vendita di rottami ferrosi e non ferrosi. Infatti, sebbene le aziende possano sempre conferire questa tipologia di materiali alle discariche ecologiche per smaltirli correttamente, è opportuno rivolgersi ad aziende, come Ecoschino, iscritte all’Albo dei gestori ambientali. Scegliere aziende autorizzate garantisce la tutela dell’ambiente e lo smaltimento degli scarti ferrosi senza incorrere in illeciti e in modo celere.

La corretta procedura per il recupero dei materiali metallici

come smaltiscono i rottami metallici

Le aziende che intendono recuperare i materiali metallici devono anzitutto compilare specifici moduli, i quali sono dei veri e propri certificati che attestano la conformità dell’intero processo.

Affinché si possa definire la procedura di recupero è necessario analizzare il Decreto del 1° febbraio 2018 promosso dal Ministero dell’Ambiente. Esso semplifica le modalità con cui avviene la raccolta dei rifiuti non pericolosi, tra cui i metalli. Il Decreto delinea le linee guida che le aziende addette al recupero devono rispettare. Esse consistono nella compilazione di quattro moduli da far compilare a coloro che hanno la necessità di recuperare i rifiuti. Tali moduli verranno consegnati uno al cliente e gli altri tre all’azienda addetta al recupero. Interessante analizzare come il Decreto abbia velocizzato la burocrazia legata a questo tema. Infatti, è necessario effettuare le operazioni di raccolta e trasporto entro la giornata in cui è stata eseguita la richiesta. Tale dinamica aiuta il cliente nel liberarsi in modo rapido e senza particolari problemi dei materiali accumulati.

Effettuata la raccolta e il trasporto dei materiali metallici, l’azienda incaricata del recupero può decidere autonomamente se riciclare, recuperare o smaltire il carico. Se il proprio scopo è quello di recuperare i materiali metallici per indirizzarli a una destinazione meno invasiva, è importante informarsi sulle modalità di recupero dell’azienda contattata e regolarsi di conseguenza.

Materiali metallici: recupero

Le industrie che operano nel settore metallurgico producono regolarmente elevate quantità di rifiuti di metalli e dei loro derivati. Se questi rifiuti non sono raccolti e riciclati correttamente, possono disperdersi nell’ambiente con gravi conseguenze sulla salute dell’ecosistema. Il primo passo per lo smaltimento responsabile dei materiali metallici è proprio il loro prelievo, al fine di reintrodurre sul mercato nuovi prodotti provenienti dagli scarti. In questo modo si riduce il loro impatto ambientale.

Questo processo coinvolge spesso aziende specializzate nella raccolta, nel riciclaggio e nel riutilizzo dei metalli. Le aziende incaricate del prelievo materiali metallici offrono servizi di raccolta presso il luogo in cui si trovano i rifiuti o presso centri di raccolta dedicati. Da qui, le aziende trasportano i rifiuti in strutture di riciclaggio dove il processo di smaltimento ha inizio. Per il riciclo sono previste alcune fasi e operazioni specifiche.

  • Controllo radiometrico. La normativa europea prevede l’obbligo di effettuare dei controlli successivi al prelievo del metallo e altri materiali, al fine di verificare l’eventuale presenza di materiale pericoloso o radioattivo;
  • Divisione. In questa fase viene separato e attentamente selezionato il materiale metallico che dovrà essere destinato ai processi di riciclo. Grazie al rilevamento magnetico, i metalli possono essere facilmente separati da altri materiali;
  • Pulizia. Dopo la separazione, i materiali metallici vengono puliti da contaminanti come vernici, oli o altre sostanze che potrebbero essere presenti. Questo è importante per garantire che il metallo sia pronto per il riciclaggio;
  • Riduzione volumetrica. Attraverso l’impiego di cesoie meccaniche e presse per compattare il materiale;
  • Fusione. Il materiale metallico viene fuso per essere reimmesso all’interno di un nuovo ciclo produttivo e riutilizzato per un’ampia varietà di destinazioni d’uso sotto forma di metalli secondari.

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MERCATO DEL RAME: LE PREVISIONI SUL LUNGO PERIODO

Il mercato del rame, nell’ultimo mese, ha visto crescere a dismisura il prezzo di questo metallo e con esso anche il volume degli scambi. Ad oggi il costo sta scendendo ma quale sarà la situazione nel lungo periodo?

Cosa è successo negli ultimi due mesi sul mercato del rame

A partire da fine aprile e sino alla fine di maggio – con un picco a metà maggio – il mercato del rame ha visto una crescita smisurata. Non solo nel prezzo ma anche nel volume degli scambi. Infatti, alla metà di maggio i prezzi son saliti a tal punto che in 24 ore sul CME (il Comex di New York) sono state scambiate 10 milioni di tonnellate di rame. A quanto corrispondono in dollari? Circa a 115 miliardi. A questa crescita è corrisposta una decrescita, negli ultimi giorni, che a spinto il rame alla quotazione precedente all’exploit del prezzo.

Qual è la situazione attuale del mercato del rame?

Al momento la situazione del mercato del rame sembra stabile e secondo molti analisti, inclusi quelli australiani, resterà ferma così. Secondo il Macquarie Group Limited, ovvero la più grande banca d’investimenti australiana, la domanda di rame si attesterà al 2,5%. Ciò significa che si manterrà stabile, seguendo il trend dell’ultimo ventennio. A spingere al rialzo potrà essere la transizione energetica, anche se non sarà un rialzo tale da poter spingere a un corposo aumento dei prezzi. Al momento, comunque, il rame a 3 mesi sull’LME si scambia a 10.430 dollari per tonnellata.

Quali sono le previsioni del Macquarie Group Limited

Il Macquarie Group Limited, come aveva già fatto in passato ha previsto per il mercato del rame una correzione sul prezzo. Secondo gli analisti australiani si fermerà a 9.800 dollari a tonnellata. Un rialzo più corposo si avrà, secondo il gruppo di investimenti australiano solo a fine anno, quando il rame salirà nuovamente oltre i 10.000 dollari.

rottami di alluminio le difficoltà dell'export
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Perché il rottame di alluminio scarseggia e quali conseguenze per il prossimo futuro?

L’impressione che aleggia fra chi lavora con i rottami di alluminio è di una loro scarsa disponibilità rispetto agli anni precedenti. In compenso, la domanda sta crescendo.

Domanda in aumento ma carenza di alluminio secondario

rottami alluminio i problemi creati dal CBAM

Cina e India, ormai da diversi anni, hanno esteso la domanda di rottami di alluminio (così come di altri materiali) all’Europa, praticamente prosciugando la disponibilità di materiali secondari per i produttori locali. Una volta acquistati i rottami di alluminio, essi vengono selezionati e smistati fra i produttori di queste nazioni che li lavorano in maniera molto efficace. Sebbene in maniera a volte rudimentale, la lavorazione di rottami in alluminio da parte di indiani e cinesi è talmente accurata che gli operatori di queste nazioni riescono a restituire qualità anche all’alluminio secondario più “sporco”.

È l’approvvigionamento da parte dei Paesi dell’Est a stendere un alone di incertezza sugli operatori di settore, perché se la domanda crescesse, come sembra dover fare nel futuro più prossimo, mancherebbe la materia prima.

Rottami di alluminio e CBAM: ci sarà alluminio secondario per tutti?

Alla domanda crescente di rottami di alluminio proveniente dall’Est risponde, in Europa il CBAM, ovvero la normativa europea che richiede un preciso adeguamento del carbonio alle frontiere. Se, attualmente, il CBAM è solo in fase transitoria, a partire dal 2026 sarà in vigore a tutti gli effetti, complicando, non poco, la vita agli importatori di alluminio. Se non potrà essere importata una buona quantità di alluminio dall’estero, gli europei si rivolgeranno inevitabilmente ai produttori e agli operatori di rottami locali. A questo punto, la domanda sarà: ci saranno abbastanza rottami per tutti?

Meno rottame? Colpa dell’alluminio green

alluminio green un pericolo per i rottami ferrosi

La recente e sempre più crescente di alluminio secondario non viene solo dalla maggiore richiesta di rottame di alluminio da parte dei Paesi dell’Est ma anche dalla spinta dei produttori di alluminio primario verso l’alluminio green. Per ottenerlo, i produttori cominciano sempre più spesso a usare gli scarti, anche quelli che negli anni precedenti erano considerati come di qualità troppo scarsa per essere inviati alle fonderie. L’utilizzo degli scarti, oggi, sottrae una parte di alluminio consistente per gli operatori di rottami.

Prezzi dei rottami di alluminio in aumento per il conflitto nel Mar Rosso

La richiesta dei compratori che hanno base nei Paesi dell’Est non si è bloccata neppure dinanzi alla crisi del Mar Rosso. Nonostante i costi di trasporto più elevati, infatti, gli acquirenti indiani hanno continuato a fare offerte molto aggressive per potersi aggiudicare il rottame d’alluminio. Ciò non ha, pertanto, interrotto, secondo Argus Worlwide Corp., la crescita dei prezzi già avviata nel 2021, quando per la prima volta si è raggiunta la cifra record di 1,1 milione di tonnellate di rottami di alluminio esportati dall’Europa verso l’Est. Di questi, quasi 300.000 hanno viaggiato verso l’India. Sempre l’India ha mantenuto alto il suo ruolo di protagonista fra gli importatori internazionali di rottami in alluminio anche nel 2022, raggiungendo la soglia di quasi il 16% delle importazioni mondiali di alluminio secondario per una cifra pari a quasi 4 miliardi di dollari.

Quest’intromissione così massiccia degli asiatici nel mercato europeo non ha fatto altro che dare un taglio netto ai profitti dei produttori europei di leghe d’alluminio, tanto che il costo dei rottami di alluminio è cresciuto molto più di quello delle leghe. I prezzi mostrano di persistere nella crescita anche per il 2024, tanto che la lastra bianca oggi vale quasi 1.600€ a tonnellata mentre il carter quasi 1.700€.

Chi ha inventato l’acciaio inox? La storia di uno dei materiali più sostenibili del pianeta

L’acciaio inox è uno dei materiali più utilizzati in ogni settore produttivo, ma conosci la sua storia?

L’invenzione dell’acciaio

Il brevetto per l’invenzione dell’acciaio inox risale al 1872, a nome di Woods e Clark, due ricercatori inglesi che durante le loro sperimentazioni di accorsero che aggiungendo una parte di cromo alla ormai comune lega di ferro e carbonio, si otteneva un materiale nuovo, capace di resistere alla ruggine.

Le ultime scoperte

Nonostante il brevetto risalga al 1872, recentemente lo scienziato e ricercatore Rahil Alipur, dell’University College di Londra ha scoperto che già nel X secolo, i persiani, utilizzavano una lega con caratteristiche molto simili all’acciaio inox. Durante le ricerche e le relative analisi dei manufatti ritrovati a Chahak, in Persia, Rahil Alipur ha identificato la ricetta per la creazione di questo speciale acciaio, scritta all’interno di un manoscritto datato 900/1000 d.C. All’interno del manoscritto si parla di un ingrediente segreto capace di rendere l’acciaio più resistente e longevo nel tempo. Tale ingrediente è stato identificato da Alipur come la cromite, una materia molto ricca di cromo. I manufatti analizzati, infatti, contengono una percentuale di cromo compresa fra l’1 e il 2%. Sebbene tale percentuale sia molto inferiore rispetto a quella utilizzata oggi, essa conferisce comunque alla lega una buona resistenza tanto alla ruggine quanto all’ossidazione.

L’invenzione dell’acciaio inox moderno

Dal momento del brevetto si dovettero attendere circa 40 anni per veder comparire i primi prodotti in acciaio. Solo ai primi del ‘900, infatti, Harry Brearley, chimico inglese al lavoro presso i laboratori di Brown Firth a Sheffield, eseguì una ricerca sui punti di erosione dell’acciaio, per risolvere il problema del suo utilizzo nelle canne di fucile. Il dott. Brearley sapeva già che aggiungendo un’ulteriore parte di cromo alla lega di acciaio inventata da Woods e Clark, si innalzava il punto di fusione del materiale, ma lui riuscì a stabilire con estrema precisione i diversi punti di fusione e i relativi quantitativi di cromo all’interno della lega d’acciaio. Per raggiungere questo risultato, il dott. Brearley si trovò a dover esaminare la microstruttura del materiale e quindi lucidarlo ed eseguire un etching, ovvero un trattamento chimico grazie al quale è possibile rimuovere strati del materiale e quindi, conoscere anche gli elementi chimici coinvolti. Per eseguire l’etching sull’acciaio si utilizzò una soluzione standard a base di acido nitrico e alcool.

L’utilizzo di tale soluzione permise al dott. Brearley di constatare che alcuni dei campioni sottoposti ad analisi non corrodevano a contatto dell’acido nitrico né arrugginivano se lasciati all’aria aperta, anche dopo giorni alla mercé degli agenti atmosferici. I campioni d’acciaio risultavano brillanti e privi di qualsivoglia segno di ossidazione. Sebbene involontariamente, il dott. Brearley aveva dato vita al primo acciaio inossidabile e, grazie all’etching a base di acido nitrico, aveva sottoposto la sua lega anche a passivazione.

Oggi, infatti, l’acciaio inox presenta un alto contenuto in cromo (almeno il 10,5%) e viene passivato per assicurare la sua resistenza alla corrosione e alla ruggine. Le ricerche di Brearley portarono alla nascita della prima industria sulla studio dell’acciaio inox della storia proprio nelle aree intorno a Sheffield.

Perché l’acciaio inox è sostenibile?

Dai persiani e dalle prime leghe d’acciaio, sino al dott. Brearley e alla formulazione dell’acciaio inox odierno, è trascorso più di un millennio. Oggi, questo materiale è considerato fra i più sostenibili per diverse ragioni, tutte legate alle sue caratteristiche intrinseche,

  1. Resiste bene a qualsiasi temperatura e non subisce le escursioni termiche
  2. Non necessita di manutenzione
  3. È longevo
  4. Non corrode né arrugginisce
  5. Non si danneggia

Grazie a queste sue peculiarità, l’acciaio inox ha, già di per sé, un ciclo di vita molto lungo e non necessita di essere sostituito. Ciò significa che ricorrendo all’acciaio inox si evita di produrre rifiuti, proprio perché prima di considerare il suo ciclo di vita concluso possono trascorrere anche decenni. È difficile quantificare l’esatta durata dell’acciaio inox perché dipende dall’uso che se ne fa, dalla tipologia di acciaio inox scelto e dall’esecuzione o meno di una manutenzione.

Il riuso dell’acciaio inox

Ciò che si può affermare con certezza è che l’acciaio inox è un materiale circolare e molto longevo. I componenti in acciaio inox mantengono inalterate le loro proprietà e possono essere rigenerati all’infinito. La Fondazione Promozione Acciaio sostiene che l’acciaio inox sia un materiale permanente riciclabile al 100% senza che, in ogni processo di rigenerazione, perda le sue proprietà.

Rifondendo l’acciaio inox, infatti, non si perdono le sue caratteristiche principali ovvero la duttilità, la formabilità e la resistenza. I legami metallici di questa lega si ripristinano a ogni ri-solidificazione. Una volta demoliti e recuperati, i componenti in acciaio possono essere riciclati per dar vita a tubi, lamiere, barre e componenti destinati agli usi più disparati.

CBAM e import dell'acciaio
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CBAM e import dell’acciaio: da ieri,1 ottobre 2023, cosa cambia

A partire dal 16 maggio 2023 è entrato in vigore il Regolamento 2023/956 dell’Unione Europea che istituisce il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism, parte del programma Fit for 55) il quale ha delle ripercussioni sull’import dell’acciaio. Con questo Regolamento, l’UE obbliga le imprese importatrici di merci ad alta intensità di carbonio prodotte in Paesi extra UE a rispettare delle regole pressanti, collegate alle emissioni di COche derivano dalla produzione delle merci importate e dalla loro movimentazione fino alla frontiera europea. Per il momento i prodotti coinvolti sono: energia elettrica, concimi, molti prodotti di ghisa, ferro e acciaio, alluminio e alcune sostanze chimiche. A partire da ieri, 1° ottobre 2023 ha preso avvio il periodo transitorio di applicazione del CBAM – Carbon Border Adjustment Mechanism, previsto dal Regolamento UE 956/2023. Durante la fase transitoria, fino al 31 dicembre 2025, il CBAM prevede solo obblighi di monitoraggio e reporting delle emissioni per gli importatori. Successivamente scatteranno i dazi per le emissioni eccedenti gli standard europei. Un cambiamento davvero epocale che influenza in maniera puntuale diverse tipologie di mercati. È, quindi, arrivato il momento di esser pronti.

Cos’è il CBAM, come funziona e le conseguenze sull’import dell’acciaio

Regole per l'import dell'acciaio in Unione Europea

Il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) è un meccanismo di adeguamento delle emissioni di carbonio alle frontiere dell’UE, che troverà la sua applicazione definitiva in via completa e definitiva a partire dal 2026. Si tratta di un insieme di misure volte a garantire che il prezzo delle emissioni di gas serra sia il medesimo per i prodotti importati nell’UE e per quelli prodotti nell’UE. In altre parole, il CBAM mira a evitare la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio.

Durante una fase transitoria di 3 anni (2023-2025), gli importatori di determinati prodotti dovranno segnalare i dati sulle loro emissioni. Successivamente, dal 2026, dovranno acquistare certificati CBAM per compensare le emissioni del ciclo di vita dei prodotti importati. Il meccanismo inizialmente riguarderà solo alcuni settori ad alta intensità di carbonio, tra cui l’acciaio.

Gli obblighi per l’import dell’acciaio

Per l’acciaio e gli altri prodotti inclusi, il CBAM comporterà l’obbligo di fornire una dichiarazione delle emissioni per ogni importazione nell’UE e, in seguito, l’acquisto di certificati per le stesse emissioni. Ciò potrebbe comportare costi aggiuntivi per gli importatori e influire sui prezzi di importazione, a seconda dei costi dei certificati CBAM. L’intento non è quello di aumentare i prezzi, ma piuttosto di incoraggiare la decarbonizzazione lungo la catena del valore.

Il CBAM è un meccanismo di adeguamento del carbonio mai sperimentato prima e la sua attuazione presenta ancora incertezze. Tuttavia, è destinato a svolgere un ruolo cruciale negli sforzi dell’UE per ridurre le emissioni di carbonio in modo efficiente ed equo.

Nello specifico, le imprese interessate devono provvedere al calcolo della CO2 contenuta nella merce importata e rispettare i seguenti obblighi:

  • Dal 1° ottobre 2023 al 31 dicembre 2025: inviare la relazione CBAM trimestrale con indicazione del calcolo CO2 delle merci importate;
  • Dal 31 dicembre 2024: richiedere lo status di dichiarante autorizzato con registrazione al registro CBAM;
  • Dal 1° gennaio 2026: rispettare l’iter normativo che comprende il calcolo della CO2 con verifica da ente accreditato, l’acquisto dei certificati CBAM (pari ad almeno l’80% del totale delle emissioni incorporate nelle merci importate), l’inoltro della dichiarazione CBAM annuale e la restituzione dei certificati acquistati.

I settori industriali interessati dal CBAM

Il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) avrà un impatto significativo su diversi settori industriali, scopriamoli assieme.

I produttori di acciaio

I produttori di acciaio dovranno adeguarsi alle nuove regole per continuare a esportare verso l’UE. Inizialmente, tra il 2023 e il 2025, ci sarà una fase transitoria in cui le importazioni di acciaio saranno monitorate per determinare le emissioni di CO2. Successivamente, dal 2026, alle importazioni di acciaio sarà applicata una tassa sul carbonio per compensare eventuali vantaggi competitivi dovuti a politiche ambientali meno severe.

Altri settori ad alta intensità energetica

Oltre all’import dell’acciaio, il CBAM interesserà altri settori ad alta intensità energetica come alluminio, cemento, fertilizzanti ed energia elettrica. Anche per questi settori ci sarà un periodo di monitoraggio, seguito dall’applicazione di dazi sui prodotti importati per compensare le diverse politiche climatiche.

In sintesi, il CBAM avrà un forte impatto su diversi settori industriali energivori con l’obiettivo di scoraggiare la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio (carbon leakage) e incoraggiare politiche climatiche più ambiziose a livello globale. Le aziende dovranno prepararsi adeguandosi agli standard UE per continuare ad accedere al mercato europeo.

La fase transitoria del CBAM per l’import dell’acciaio

La fase transitoria del CBAM per l’acciaio durerà, come detto, dal 1° ottobre 2023 al 31 dicembre 2025. Durante questo periodo, i Paesi che esportano acciaio nell’UE dovranno acquistare certificati CBAM per le loro esportazioni. Tuttavia, i certificati saranno assegnati gratuitamente in base alle medie delle importazioni di acciaio dei Paesi negli anni 2016-2018.

Requisiti per l’importazione

Per importare acciaio nell’UE durante la fase transitoria del CBAM, i Paesi dovranno:

  • Registrarsi nel sistema CBAM dell’UE e dichiarare le emissioni di gas serra associate alle loro esportazioni di acciaio nell’UE.
  • Presentare una dichiarazione CBAM per ogni spedizione di acciaio esportata nell’UE, indicando informazioni come il volume di acciaio, il Paese di origine e il metodo di produzione.
  • Acquisire e cancellare un certificato CBAM per ogni tonnellata di CO2 emessa dalla produzione dell’acciaio esportato. Poiché i certificati saranno assegnati gratuitamente, questo non comporterà costi aggiuntivi per gli esportatori durante la fase transitoria.

Preparazione per il 2026

Dal 2026, il CBAM per l’acciaio entrerà pienamente in vigore. I certificati CBAM non saranno più assegnati gratuitamente e gli esportatori dovranno acquistarli. Il prezzo dei certificati sarà allineato al prezzo delle quote di CO2 nell’UE ETS.

Per prepararsi a questa fase, gli esportatori di acciaio dovrebbero:

  • Migliorare l’efficienza delle loro operazioni e ridurre le emissioni di gas serra per minimizzare i costi dei certificati CBAM.
  • Pianificare come trasferire eventuali costi CBAM agli acquirenti o assorbirli.
  • Monitorare gli sviluppi politici e normativi relativi al CBAM per l’acciaio e prepararsi a rispettare qualsiasi nuovo requisito.

Con l’introduzione del CBAM, l’UE intende promuovere un’industria siderurgica sostenibile, incoraggiando al contempo un’azione globale per il clima. Accogliendo questi cambiamenti, le aziende possono posizionarsi per il successo nel panorama di mercato in evoluzione.

I vincoli per l’import dell’acciaio con il CBAM

Come il CBAM influenzerà l'import dell'acciaio

Con l’entrata in vigore del CBAM, i produttori di acciaio che esportano nell’UE saranno soggetti a nuovi vincoli per quanto riguarda le emissioni di carbonio. Durante la fase transitoria, che durerà fino al 2025, le aziende dovranno registrare le emissioni per ogni tonnellata di acciaio esportato nell’UE e acquistare certificati CBAM corrispondenti.

Registrazione Delle Emissioni

Le aziende dovranno registrare le emissioni dirette di CO2 (scope 1) e indirette (scope 2) per la produzione e il trasporto di acciaio destinato all’esportazione nell’UE. Le emissioni saranno calcolate in base a valori di riferimento stabiliti dalla Commissione Europea per i diversi tipi di acciaio. Le aziende che non sono in grado di fornire dati precisi sulle proprie emissioni dovranno utilizzare i valori di default.

Acquisto Di Certificati CBAM

Per ogni tonnellata di acciaio esportato, le aziende dovranno acquistare un certificato CBAM, il cui prezzo corrisponderà al prezzo della CO2 nell’ambito del sistema ETS dell’UE. Il numero di certificati da acquistare dipenderà dalle emissioni dichiarate per quella tonnellata di acciaio. L’obiettivo è incoraggiare le aziende ad adottare tecnologie e processi di produzione a basse emissioni di carbonio per ridurre i costi.

Conseguenze Per Le Aziende

Il nuovo sistema implicherà costi aggiuntivi per le aziende, che dovranno investire in sistemi di monitoraggio, verifica e rendicontazione delle emissioni. Le aziende con processi produttivi più inquinanti saranno particolarmente colpite, mentre quelle già impegnate nella decarbonizzazione potranno trarne vantaggio. Il CBAM potrebbe inoltre influire sui flussi commerciali, favorendo i fornitori con minore impatto ambientale.

In sintesi, il CBAM introduce nuovi obblighi e costi per le aziende che esportano acciaio nell’UE

Le conseguenze del CBAM per i produttori di acciaio Extra-Ue

1. Costi aggiuntivi

I produttori di acciaio extra-UE dovranno sostenere costi aggiuntivi per l’acquisto di certificati CBAM. Il prezzo dei certificati rifletterà il prezzo delle quote di emissione nell’ambito del sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (ETS). Ciò rappresenterà un onere finanziario per questi esportatori e potrebbe influire sulla loro competitività nei confronti dei produttori di acciaio dell’UE.

2. Incentivi alla decarbonizzazione

Il CBAM dovrebbe incentivare i produttori di acciaio extra-UE a decarbonizzare i loro processi produttivi. Più bassa è l’intensità di carbonio della produzione di acciaio, minori saranno i costi dei certificati CBAM che l’esportatore dovrà acquistare. I produttori di acciaio extra-UE avranno quindi un interesse economico a ridurre le loro emissioni di gas serra per mantenere i loro prezzi competitivi nel mercato dell’UE.

3. Rischio di deviazione degli scambi

Esiste il rischio che il CBAM possa deviare gli scambi, inducendo i produttori di acciaio extra-UE a reindirizzare le loro esportazioni verso mercati alternativi per evitare i costi dei certificati CBAM. Tuttavia, è probabile che l’impatto sul commercio sia limitato, data l’importanza del mercato dell’UE per le esportazioni globali di acciaio.

Cosa l’import dell’acciaio deve fare per essere in linea con il CBAM

Come le aziende di import dell'acciaio possono prepararsi al CBAM

Per prepararsi all’entrata in vigore del CBAM, le aziende importatrici di acciaio dovranno tenere conto di alcuni importanti fattori.

Fase transitoria

Da oggi, 1 ottobre 2023 al 31 dicembre 2025, il CBAM sarà in una fase transitoria in cui le importazioni di acciaio saranno soggette solo a obblighi di reporting. Le aziende dovranno dichiarare le emissioni di carbonio incorporate nei loro prodotti importati. Questo periodo servirà a raccogliere dati e consentirà alle aziende di adeguarsi progressivamente.

Obblighi di conformità

A partire dal 2026, oltre agli obblighi di reporting, le importazioni saranno soggette a obblighi di conformità. Le emissioni dichiarate dovranno rientrare in benchmark di riferimento per non incorrere in dazi compensativi. Le aziende dovranno dimostrare che i prodotti importati rispettano standard di efficienza energetica e di emissioni di gas serra paragonabili a quelli dell’UE.

Strategie di adeguamento

Per adeguarsi, le aziende potranno:

  • Investire in tecnologie e processi di produzione a basse emissioni.
  • Acquistare certificati di emissione per compensare le eccedenze.
  • Diversificare le fonti di approvvigionamento preferendo fornitori più virtuosi.
  • Rinegoziare i contratti con i fornitori spingendoli a ridurre l’impatto ambientale.

Monitoraggio costante

Una volta in vigore il CBAM, le aziende dovranno monitorare costantemente le emissioni dei prodotti importati per verificare la conformità ai benchmark ed evitare penalizzazioni economiche. Dovranno inoltre tenersi aggiornate su possibili modifiche alla legislazione.

Preparandosi per tempo, valutando le strategie più opportune e monitorando attivamente la situazione, le aziende importatrici potranno adeguarsi efficacemente al CBAM ed evitare ripercussioni negative sul proprio business.

Quali Strategie Per Ridurre l’Impatto Del CBAM

Per ridurre l’impatto del CBAM sull’importazione dell’acciaio, è necessario adottare alcune strategie.

Adeguare i processi produttivi

Per abbattere le emissioni di CO2 e migliorare l’efficienza energetica, è fondamentale investire nell’ammodernamento degli impianti e nell’adozione delle migliori tecnologie disponibili (BAT). L’utilizzo di forni elettrici, la cattura e lo stoccaggio del carbonio, l’impiego di combustibili a basso contenuto di carbonio possono contribuire a ridurre in modo significativo l’impronta di carbonio del processo siderurgico.

Ottimizzare la logistica

Una logistica ottimizzata, che prediliga il trasporto ferroviario e marittimo a quello su gomma, consente di abbattere le emissioni legate al trasporto delle materie prime e dei prodotti finiti. L’adozione di sistemi intermodali che integrino più modalità di trasporto eco-sostenibili permette di ridurre i costi logistici e l’impatto ambientale.

Investire nelle fonti rinnovabili

L’approvvigionamento di energia da fonti rinnovabili, come solare ed eolico, è fondamentale per decarbonizzare il processo produttivo e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Gli impianti siderurgici possono installare pannelli fotovoltaici e pale eoliche per generare direttamente energia pulita oppure stipulare Power Purchasing Agreement (PPA) per l’acquisto di energia verde certificata.

Migliorare l’efficienza nell’uso dei materiali

Un utilizzo efficiente delle materie prime, come rottame ferroso e minerale di ferro, consente di ridurre gli sprechi e minimizzare le emissioni legate all’approvvigionamento e al trasporto dei materiali. Tecniche come il riciclo interno dei sottoprodotti e degli scarti di lavorazione permettono di risparmiare materie prime ed energia.

L’adozione di queste strategie rappresenta un passo fondamentale per prepararsi adeguatamente all’

Il Futuro Del CBAM E I Possibili Sviluppi

L'esportazione dell'acciaio e il CBAM

Il CBAM e il futuro del commercio dell’acciaio

Con l’introduzione del CBAM, il commercio dell’acciaio tra l’UE e i paesi terzi subirà modifiche significative. Inizialmente, durante la fase pilota, le importazioni di acciaio continueranno come di consueto, ma i produttori dovranno dichiarare le emissioni di carbonio incorporate nei loro prodotti.

Successivamente, il CBAM imporrà costi aggiuntivi alle importazioni di acciaio ad alta intensità di carbonio. I dazi doganali per questi prodotti aumenteranno in base alle emissioni di gas serra, spingendo i produttori stranieri ad adottare tecnologie più ecologiche. Questo livellerà le condizioni di concorrenza per l’industria siderurgica dell’UE, promuovendo al contempo la decarbonizzazione a livello globale.

È probabile che il CBAM si applichi inizialmente solo all’acciaio, all’alluminio e ai fertilizzanti, per poi essere esteso ad altri settori ad alta intensità di carbonio. Ciò incoraggerà i paesi partner commerciali a rafforzare i propri sforzi per ridurre le emissioni, al fine di mantenere l’accesso al mercato dell’UE.

Il CBAM, insieme al sistema di scambio di quote di emissione dell’UE, accelererà la transizione verso processi di produzione a basse emissioni di carbonio. La decarbonizzazione dell’acciaio, in particolare, è fondamentale per raggiungere gli obiettivi climatici dell’UE. Se implementato in modo efficace, il CBAM potrebbe trasformare il commercio internazionale in una forza positiva per il clima.

Il futuro del CBAM dipenderà dalla sua attuazione pratica e dalla reazione dei partner commerciali. Un approccio cooperativo che promuova standard ambientali condivisi a livello globale sarebbe l’ideale. Il CBAM ha il potenziale per guidare un cambiamento positivo, ma richiederà un attento monitoraggio e aggiustamenti per evitare conseguenze indesiderate come controversie commerciali o perdite di posti di lavoro.

Sebbene la fase transitoria consenta un periodo di adattamento, le aziende dovranno prepararsi per i vincoli che verranno imposti sulle emissioni di carbonio delle importazioni. Le conseguenze economiche potrebbero essere considerevoli se non si adeguano, soprattutto per i paesi in via di sviluppo. Tuttavia, questa politica ambiziosa è necessaria per raggiungere gli obiettivi climatici dell’UE e promuovere un commercio più equo. Il CBAM è uno strumento essenziale per garantire parità di condizioni per l’industria europea, spingendo al contempo altre nazioni ad adottare misure per la decarbonizzazione. Se implementato correttamente, il CBAM potrebbe essere una svolta positiva verso un futuro più sostenibile. Ora spetta alle aziende prepararsi per questa nuova era del commercio verde.