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L’AI di Gates e Bezos scopre una miniera di rame in Zambia

Una miniera di rame in Zambia: enorme, forse una delle più estese e di maggior qualità del mondo. È questo che l’AI di Kobold Metals ha individuato in uno dei paesi più ricchi, dal punto di vista minerario, dell’Africa. La notizia, riportata da Quartz e poi rimbalzata in Italia, apre una finestra concreta sul modo in cui il mondo sta cambiando grazie all’intervento dell’Intelligenza Artificiale.

KoBold Metals: la scoperta della miniera di rame in Zambia

Specializzata in raccolta di immagini satellitari, KoBold Metals, per il rilevamento di potenziali miniere di cobalto, litio, rame e nichel, la società ha operato negli anni incrociando i dati delle immagini da satellite con i risultati delle perforazioni. L’aggiunta di sistemi basati sull’intelligenza artificiale ha consentito a KoBold Metals di creare vere e proprie mappe della crosta terrestre per individuare alcuni dei minerali più importanti per la realizzazione di una piena transizione energetica. Sono 60 i siti che KoBold Metals esplora in tre Continenti: la spesa annua sostenuta è di 60 milioni di dollari. Per raggiungere l’obiettivo in Zambia, invece, ha speso (almeno sino a ora) 200 milioni di dollari.

KoBold Metals: chi ha scoperto la miniera di rame in Zambia

KoBold Metals è una startup tesa alla ricerca di depositi minerari, fondata da Bill Gates e Jeff Bezos. In un’epoca in cui le società dei cinque continenti hanno sempre maggior bisogno di materiali per portare a termine la transizione energetica, la scoperta di un giacimento di rame di dimensioni enormi, è cruciale in diversi settori a partire dalle energie rinnovabili per proseguire con i veicoli elettrici.

Miniera di rame in Zambia: una scoperta sostenuta da una cordata di investitori

Josh Goldman, presidente della KoBold Metals, è sostenuto in questa impresa da molteplici finanziatori, primo fra tutti il fondo Breakthrough Energy Ventures, che ha preso forma nel 2015 per promuovere la transizione energetica e sostenere la tecnologia. A dar vita a questo fondo e a finanziarlo è stato il fondatore di Microsoft, Bill Gates. Tra gli altri finanziatori compaiono anche Jeff Bezos, titolare di Amazon, Ray Dalio, dirigente di Bridgewater Associates, e Richard Branson, fondatore del Virgin Group.

KoBol Metals pronta a sottrarre il primato a Ivanhoe Mines?

In un’intervista rilasciata da KoBold Metals alla CNBC, la società è certa che la miniera di rame scoperta in Zambia è destinata a prendere il posto della ben nota miniera di Kamoa-Kakula, nella Repubblica Domenicana del Congo. Gestita da Ivanhoe Mines, la miniera di rame in Congo è considerata da sempre come una delle più importanti per quantità e qualità di rame contenuto. la miniera Mingomba, in Zambia, è però destinata a prenderne il posto, trasformandosi nella miniera di rame high grade più rilevante del Pianeta, tanto per estensione del giacimento che per qualità del minerale.

L’AI: una risorsa per l’umanità?

La società KoBold Metals, i suoi intenti e i suoi risultati, costituiscono un grande esempio di come il lavoro sinergico di diverse tecnologie possono condurre alla scoperta di risorse naturali essenziali per la sopravvivenza del Pianeta e, quindi, dell’uomo. L’uso dell’AI per la mappatura della crosta terrestre e dei depositi di minerali in essa contenuti, infatti, ha permesso alla società di Gates e Bezos di trovare anche altri minerali, quali, nichel, cobalto e litio.

Una grande opportunità di crescita per lo Zambia

La scoperta della miniera di rame Mingomba non costituisce un’opportunità economica solo per la KoBold Metals ma anche per lo Zambia. Il Paese, infatti, potrebbe essere identificato come produttore globale di rame e veder migliorare i livelli di stabilità economica e lo sviluppo generale della popolazione. Sostenuta oltre che dal fondo Breakthrough Energy di gates e Bezos, anche da Andreessen Horowitz di Equinor, KoBold Metals potrebbe anche cominciare a produrre il rame estratto entro i prossimi 10 anni, trasformandosi in attore chiave per la produzione e distribuzione di rame nel mondo.

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Ottone Ecobrass: l’ottone sostenibile

Rubinetteria e tubazioni di raccordo, negli ultimi anni, hanno fatto passi da gigante nel solco della sostenibilità ambientale. In particolare, a cambiare sostanza, più che forma, sono state le valvole prodotte in Ottone Ecobrass, ovvero in una lega che si è dimostrata sin da subito molto rispettosa dell’ambiente oltre che soddisfare, in toto, tutti i requisiti di Legge e Igiene, previsti in ogni parte del mondo.

Ecobrass: cosa significa ottone sostenibile

L’Ecobrass è un particolare tipo di ottone, denominato CW724R ma conosciuto anche come CUPHIN® oppure Ecosi. Questa lega presenta una percentuale risicabile di piombo, un elemento identificato come inquinante. Proprio per questa ragione, i diversi settori produttivi che sino a qualche anno fa hanno lavorato con il piombo, dal momento del suo riconoscimento come materiale inquinante, hanno tentato in ogni modo di sostituirlo con altre materie prime meno o per nulla dannose alla salute dell’uomo o dell’ambiente.

Perché il piombo è pericoloso: le ragioni per cui molti settori hanno dovuto accantonarlo

Le autorità sanitarie europee, dopo aver accertato i rischi del piombo, hanno sottolineato più e più volte quanto fosse necessario ridurre al minimo le concentrazioni di piombo in tutti i settori produttivi. L’uso del piombo, in particolare è vietata in settori come quello alimentare, in altri è stato fortemente richiesta la limitazione del suo uso, come in vernici e giochi dell’infanzia, oppure in benzine e inchiostri, ma anche in leghe realizzate per le saldature e tubazioni e condotte.

La regolamentazione del piombo

L-Architects 20200207 ECHA, Helsinki

Gli effetti dannosi del piombo non si ripercuotono solo sull’ambiente ma anche sull’uomo, inficiandone la salute. Gli Stati Uniti, per primi hanno puntato il dito contro il piombo e, nei primi anni ’90, hanno emanato la NSF 61, ovvero una normativa in merito alla valutazione della presenza di metalli pesanti nell’acqua potabile. Oltre al controllo dei metalli pesanti nell’acqua potabile gli USA hanno imposto nuove regole in merito alla produzione di raccordi idraulici mediante il Safe Drinking Water Act. Il Safe Drinkinf Water Act ha fissato a 0,25%, la soglia massimo di piombo possibile all’interno di connettori destinati alle tubazioni idrauliche.

Rispetto agli Stati Uniti, l’Europa non ha risolto completamente il problema del piombo. Se da un lato, infatti, l’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche, in acronimo ECHA, abbia messo a punto un’apposita banca dati denominata SCIP, per mappare tutte le sostanze nocive o potenzialmente tali, presenti nell’acqua, e nonostante la Direttiva della Comunità Europea 98/83 abbia definito la soglia di piombo ammissibile nell’acqua potabile a 10 μg per litro d’acqua, la sua effettiva realizzazione si è fermata dinanzi a un necessario ammodernamento di tutte le tubazioni. Infatti, le tubazioni idrauliche presenti in Italia, così come quelle esistenti nel resto d’Europa, hanno impianti che risalgono agli anni ’50.

Dall’esigenza di risolvere il problema del piombo e ottenere una lega sostenibile dal punto di vista ambientale e umano ha dato vita all’ottone Ecobrass, che ha preso forma grazie all’unione di ricerche e sperimentazioni realizzate in ogni parte del mondo. L’ottone Ecobrass oggi è stato approvato e normato dai regolamenti dell’Unione Europea EN 12163 e 12168 mentre in America è riconosciuto con la sigla UNS C69300. L’ottone sostenibile in Europa, invece, corrisponde alle sigle CW724R e CuZn21Si3P.

Ottone Ecobrass: cos’è?

L’ottone Ecobrass possiede una concentrazione di piombo inferiore allo 0,1%. All’interno dell’ottone Ecobrass, anziché il piombo i produttori utilizzano fosforo e silicio: questi due elementi, assieme, riducono la suscettibilità, tipica dell’ottone, a tensocorrosione e dezincificazione. Quest’ottone ecosostenibile può essere forgiato, lavorato, ma anche stampato a freddo. Fra le caratteristiche ascrivibili all’ottone Ecobrass ve ne sono molte simili, dal punto di vista meccanico, a quelle dell’acciaio. A differenza dell’acciaio è più produttivo oltre ad assicurare un risparmio sui costi di produzione, visto il ricavo che si può ottenere dai trucioli.

I vantaggi dell’ottone Ecobrass

Scegliere l’ottone Ecobrass per le proprie lavorazioni industriali significa optare per un materiale estremamente vantaggioso, sotto diversi punti di vista.

  • Materiale ecologico. L’Ecobrass è riconosciuto come un ottone sostenibile, tanto da poter essere lavorato all’interno di sistemi di recupero dei materiali a ciclo completo. All’interno di questi sistemi agisce anche Ecoschino.
  • Risparmio energetico. Produrre Ecobrass significa spendere una quantità inferiore di energia rispetto a quella necessaria per la produzione dell’ottone tradizionale.
  • Resistenza alla corrosione. Fosforo e silicio, ovvero i materiali che sostituiscono il piombo, riducono per un verso la suscettibilità alla corrosione e aumentano la resistenza all’appannamento. Per questa ragione l’ottone Ecobrass risulta indicato per molteplici applicazioni in ambito industriale.
Mercato dei rottami ferrosi Assofermet
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Rottame ferroso, il mercato: Assofermet è ottimista

Mercato dei rottami ferrosi Assofermet

La nota di mercato rilasciata da Assofermet l’11 dicembre 2023 evidenzia una lieve ripresa del mercato dei rottame ferroso. Infatti, in generale, c’è stato un significativo incremento dei prezzi dei rottami metallici, con acquisti corposi da parte dei protagonisti del mercato mondiale.

La situazione del rottame ferroso nel mercato nazionale

La domanda dei rottami ferrosi in Italia per tutto il mese di novembre 2023 è cresciuta, tanto da assicurare la ripresa dei prezzi. Restano alcuni deficit di disponibilità dei rottami e, soprattutto, dubbi su quale sarà il costo dei prodotti finiti per le acciaierie. Pertanto il sentimento comune è quello che punta alla prudenza, che scaturisce non solo dalla scarsità dei rottami ferrosi e non ferrosi e dalle incertezze sui costi, ma anche sulle attuali difficoltà dei trasporti, sulla scarsa visibilità delle produzioni e su ciò che potrebbe succedere nel caso in cui le richieste da parte della produzione dovessero aumentare.

La situazione del mercato internazionale: prezzi in crescita

Il prezzo del rottame ferroso è cresciuto anche nei diversi Paesi europei. Difatti, la ridotta offerta di rottami da un lato e quella della produzione di acciaio dall’altro hanno spinto il rottame in Turchia verso un guadagno netto di 40/50 dollari a tonnellata in più rispetto a quanto era stato registrato nel mese di ottobre. A sostenere la situazione del mercato sono stati:

  • una maggiore domanda di prodotti lunghi
  • la scarsa disponibilità di rottami
  • l’aumento dei prezzi del noleggio

Situazione diversa si registra in Asia, dove, invece, i prezzi sono rimasti pressoché stabili.

Inox: situazione e previsioni

Inox da rottame ferroso

Per tutto il mese di novembre l’inox è stato acquistato dalle acciaierie nazioni senza grande slancio: per questa ragione i prezzi di questo materiale hanno seguito la medesima scia al ribasso di Molibdeno e Nichel. La correzione del prezzo di acciaio inox si è registrata in tutti quei rottami in cui era presente un maggior quantitativo di Molibdeno. Anche per quanto concerne il rottame in acciaio, i volumi disponibili si sono dimostrati scarsi: tale deficit di rottame ferroso può essere spiegato in parte con la bassa richiesta del materiale e in parte con la tendenza degli operatori di preferire lo stoccaggio del materiale in vista di gennaio. per l’acciaio inox, il mercato europeo non si discosta da quello italiano. In campo internazionale, invece, gli acquisti di rottame in inox risultano costanti, soprattutto per via della buona disponibilità nel far East asiatico. A subire i maggior ribassi sono:

  • acciai rapidi
  • acciai super legati
  • Widia

Ghisa: situazione di mercato del rottame ferroso

Ghisa di affinazione come rottame ferroso

Il mercato del rottame in ghisa è vario, e risulta necessaria una suddivisione fra ghisa di affinazione, ghisa ematite e ghisa sferoidale.

La ghisa di affinazione, a novembre 2023, ha mantenuto un prezzo costante in Italia. Sul mercato internazionale, invece, il prezzo della ghisa è risultato in aumento, sulla scia della crescita dei prezzi registrati per tutte le tipologie di rottame. Stabile la disparità di prezzo fra ghisa proveniente dalla Russia e ghisa proveniente dall’Ucraina. I produttori russi hanno aumentato le richieste di ghisa di affinazione ma non hanno avuto alcun riscontro sul mercato italiano: in altri mercati, anche europei, gli aumenti di prezzo registrati sono compresi fra i 20 e i 30 dollari a tonnellata.
Riguardo la ghisa ematite, invece, si evidenzia una frenata, spinta da un rallentamento della produzione nelle fonderie giustificato da un minor numero di ordini. nonostante ciò i prezzi si sono mantenuti stabili. Anche per la ghisa ematite il maggior offerente di questa materia prima resta la Russia: dal mercato russo la ghisa ematite può essere acquistata a prezzi molto interessanti che, proprio per questo, rendono fuori mercato il prodotto presente in altre sedi.
Passiamo, quindi, alla ghisa per sferoidale. Le fonderie hanno evidenziato un calo degli ordini tanto che il prezzo per questo rottame per gennaio prossimo è ancora incerto. Ordini in calo anche in Germania. Comunque c’è una buona disponibilità di ghisa sferoidale negli stockpile di provenienza russa che arrivano in Italia sia attraverso il mar Nero e i Balcani. Totalmente assente la ghisa per sferoidale di origine brasiliana e sudafricana. Vista l’ampia disponibilità di stockpile non ci sono grosse preoccupazioni sul futuro. Proprio per questo, non ci sono dislivelli di prezzo rispetto a ottobre.

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Alluminio: la transizione verde e l’impegno di Bruxelles

Sebbene Bruxelles abbia compreso l’importanza dell’alluminio nella concretizzazione della transizione verde, ancora fa poco, per non dire nulla, per bloccare o rallentare il processo di deindustrializzazione di questo specifico settore.

Alluminio e transizione verde: perché questo materiale è considerato cruciale

Coloro che hanno un accesso diretto alle analisi dei dati e agli studi che coinvolgono le più importanti società del mondo che producono o si occupano di alluminio, sono perfettamente consapevoli che la domanda di questo materiale, entro il 2040 è destinata ad aumentare. Infatti, le previsioni più rosee prevedono che la richiesta di alluminio crescerà almeno del 30%. Le ragioni sono molto semplici. Crescendo la domanda di veicoli elettrici, di energia solare e nuovi impianti di rete elettrica si moltiplicherà anche la richiesta del materiale necessario a realizzarli.

Presso il centro nevralgico della Commissione Europea, a Bruxelles, i politici sono chiamati a emanare leggi in linea con gli obiettivi climatici prefissati. Quanto stabilito nel Green Deal dall’Unione Europea, però. se da un lato tende alla transizione ecologica, dall’altro sta generando grossi squilibri nel mercato dell’alluminio.

Cosa prevede il Green Deal europeo

Com’è noto da tempo, i cambiamenti climatici in atto e le condizioni ambientali molto degradate del Pianeta rappresentano una minaccia, non solo per il Vecchio continente ma per il mondo intero. proprio per questa ragione l’Unione Europea ha previsto un piano definito Green Deal, mediante il quale si intende rendere la Comunità Europea un luogo moderno ed efficiente, ma anche competitivo nel consumo e nella produzione di risorse. Secondo questo piano europeo, la Commissione prevede di:

  • non produrre più gas serra entro il 2050
  • dar vita a una crescita economica slegata dal consumo di risorse
  • includere in questo piano tutti gli abitanti e tutti i luoghi d’Europa

Mediante questo piano, la Commissione ha introdotto delle linee guida in materia di energia e trasporti, ma anche di clima e fisco: in questo modo si è prefissata di ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030. Gli indici di riferimento sono quelli presenti nel 1990. Il Green Deal progettato dall’Unione Europea si prefigge quindi di migliorare e implementare il benessere dei cittadini e la salubrità dei territori. Tutti gli interventi tendono a rendere:

  • aria e acqua più pulite, proteggere il suolo e la biodiversità
  • strutture abitative e aziendali efficienti dal punto di vista energetico
  • cibo più sano a prezzi più competitivi
  • migliori i trasporti pubblici
  • energia green
  • riciclabile ogni prodotto e manufatto industriale
  • l’industria più competitiva nel mondo

L’alluminio c’è ma come sarà distribuito?

Secondo le stime la produzione mondiale di alluminio sarà in grado di soddisfare la domanda via via crescente di questa risorsa. Il dato, però, è che non verrà distribuito nella maniera cui siamo stati abituati sino ad ora. Infatti, al momento, i due terzi della produzione globale di alluminio proviene dalle cosiddette economie non di mercato. Ciò comporta di per sé grossi rischi per l’approvvigionamento: in vista del Green Deal Europeo, ciò potrebbe avere un effetto disastroso su tutti gli ecosistemi industriali presenti nel Vecchio Continente. A partire dallo scoppio della guerra in Ucraina, infatti, e della crisi energetica che ne è conseguita si è verificato un calo della produzione nell’UE pari a quasi il 50%. Ciò sembra quasi un paradosso soprattutto se si pensa che la produzione di alluminio primario nel nostro Continente è in linea con tutti gli standard ESG, oltre a presentare una percentuale di carbonio tre volte inferiore a quella presente nell’alluminio prodotto nel resto del mondo.

Dinanzi alla ridotta produttività del continente però, la Commissione Europea elogia la competitività industriale e il vantaggio tecnologico delle nazioni europee ma non considera l’importanza della produzione d’alluminio e la crucialità di questa risorsa.

L’alluminio: importante ma non critico

Se da un lato la Commissione Europea ha ribadito l’importanza dell’alluminio, come risorsa strategica per la transizione green, dall’altro ha anche deciso di non inserirlo nella lista delle materie prime critiche, ovvero nel Critical Raw Materials Act (CRMA). Le ragioni di questa scelta sono incomprensibili, soprattutto in vista dell’applicazione del Green Deal, durante il quale proprio l’Europa dovrebbe assicurarsi una produzione e una fornitura costante e affidabile. Si attende, quindi, in un futuro, speriamo vicino, che l’Europa torni sui suoi passi e inserisca al più presto l’alluminio fra le risorse strategiche, fermando lo smantellamento industriale.