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cosa sono i rottami metallici
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Cosa sono i rottami? Definizione, Legge, smaltimento e recupero

I rottami sono il risultato di tutti gli oggetti in metallo ormai in disuso, danneggiati o che non possono più essere utilizzati. Il sovra consumo di beni metallici da parte dell’uomo ha spinto il mercato, così come i legislatori e gli organi di governo, verso il riciclo. A questo si aggiunge la propensione verso la produzione di prodotti e articoli che possano essere recuperati. L’obiettivo comune è la salvaguardia dell’ambiente. Molte aziende stanno indirizzando la propria produzione verso materiali sostenibili ed ecologici ma sussistono delle difficoltà nello smaltimento e nel riciclo dei rottami ferrosi. Ma perché è così importante riciclare i rottami ferrosi? Scopriamolo insieme.

Rottami: la definizione

il ritiro dei rottami ferrosi

Secondo il vocabolario Treccani, il rottame è un “Pezzo o complesso di pezzi di oggetti e prodotti rotti. Viene usato principalmente al plurale, solo raramente al singolare, e sempre con valore collettivo: r. metallici, rottami di ferro, di ghisa”. Da un punto di vista più tecnico, i rottami ferrosi e non ferrosi sono da considerarsi tutti quegli scarti industriali che, a seguito di un processo di riciclo, possono essere smaltiti per poi essere riutilizzati. Proprio per questo motivo, impropriamente, i rottami vengono spesso definiti come rifiuto. La loro riciclabilità e la possibilità di riutilizzarli come materia prima impediscono di considerarli un rifiuto. La normativa prevede che la classificazione di un rottame metallico come rifiuto sia possibile solo quando il rottame non può essere riutilizzato. Per il rifiuto, quindi, non può essere prevista un’attività di riciclo. Attraverso una sentenza della Corte di Cassazione del 17 ottobre 2014, viene chiarito in quali occasioni i rottami ferrosi non debbano essere considerati un rifiuto e quindi, quando sono riciclabili. Il primo passo è analizzare accuratamente tutte le sostanze che compongono il materiale. Inoltre, è bene considerare anche la funzione che aveva prima di essere scartato, nonché tutti i trattamenti subiti nel corso del tempo.

Rottami ferrosi: come smaltirli a norma di legge

Lo smaltimento dei rifiuti ferrosi impone alle imprese e alle industrie di rivolgersi ad aziende specializzate nell’acquisto e vendita di rottami ferrosi e non ferrosi. Infatti, sebbene le aziende possano sempre conferire questa tipologia di materiali alle discariche ecologiche per smaltirli correttamente, è opportuno rivolgersi ad aziende, come Ecoschino, iscritte all’Albo dei gestori ambientali. Scegliere aziende autorizzate garantisce la tutela dell’ambiente e lo smaltimento degli scarti ferrosi senza incorrere in illeciti e in modo celere.

La corretta procedura per il recupero dei materiali metallici

come smaltiscono i rottami metallici

Le aziende che intendono recuperare i materiali metallici devono anzitutto compilare specifici moduli, i quali sono dei veri e propri certificati che attestano la conformità dell’intero processo.

Affinché si possa definire la procedura di recupero è necessario analizzare il Decreto del 1° febbraio 2018 promosso dal Ministero dell’Ambiente. Esso semplifica le modalità con cui avviene la raccolta dei rifiuti non pericolosi, tra cui i metalli. Il Decreto delinea le linee guida che le aziende addette al recupero devono rispettare. Esse consistono nella compilazione di quattro moduli da far compilare a coloro che hanno la necessità di recuperare i rifiuti. Tali moduli verranno consegnati uno al cliente e gli altri tre all’azienda addetta al recupero. Interessante analizzare come il Decreto abbia velocizzato la burocrazia legata a questo tema. Infatti, è necessario effettuare le operazioni di raccolta e trasporto entro la giornata in cui è stata eseguita la richiesta. Tale dinamica aiuta il cliente nel liberarsi in modo rapido e senza particolari problemi dei materiali accumulati.

Effettuata la raccolta e il trasporto dei materiali metallici, l’azienda incaricata del recupero può decidere autonomamente se riciclare, recuperare o smaltire il carico. Se il proprio scopo è quello di recuperare i materiali metallici per indirizzarli a una destinazione meno invasiva, è importante informarsi sulle modalità di recupero dell’azienda contattata e regolarsi di conseguenza.

Materiali metallici: recupero

Le industrie che operano nel settore metallurgico producono regolarmente elevate quantità di rifiuti di metalli e dei loro derivati. Se questi rifiuti non sono raccolti e riciclati correttamente, possono disperdersi nell’ambiente con gravi conseguenze sulla salute dell’ecosistema. Il primo passo per lo smaltimento responsabile dei materiali metallici è proprio il loro prelievo, al fine di reintrodurre sul mercato nuovi prodotti provenienti dagli scarti. In questo modo si riduce il loro impatto ambientale.

Questo processo coinvolge spesso aziende specializzate nella raccolta, nel riciclaggio e nel riutilizzo dei metalli. Le aziende incaricate del prelievo materiali metallici offrono servizi di raccolta presso il luogo in cui si trovano i rifiuti o presso centri di raccolta dedicati. Da qui, le aziende trasportano i rifiuti in strutture di riciclaggio dove il processo di smaltimento ha inizio. Per il riciclo sono previste alcune fasi e operazioni specifiche.

  • Controllo radiometrico. La normativa europea prevede l’obbligo di effettuare dei controlli successivi al prelievo del metallo e altri materiali, al fine di verificare l’eventuale presenza di materiale pericoloso o radioattivo;
  • Divisione. In questa fase viene separato e attentamente selezionato il materiale metallico che dovrà essere destinato ai processi di riciclo. Grazie al rilevamento magnetico, i metalli possono essere facilmente separati da altri materiali;
  • Pulizia. Dopo la separazione, i materiali metallici vengono puliti da contaminanti come vernici, oli o altre sostanze che potrebbero essere presenti. Questo è importante per garantire che il metallo sia pronto per il riciclaggio;
  • Riduzione volumetrica. Attraverso l’impiego di cesoie meccaniche e presse per compattare il materiale;
  • Fusione. Il materiale metallico viene fuso per essere reimmesso all’interno di un nuovo ciclo produttivo e riutilizzato per un’ampia varietà di destinazioni d’uso sotto forma di metalli secondari.

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MERCATO DEL RAME: LE PREVISIONI SUL LUNGO PERIODO

Il mercato del rame, nell’ultimo mese, ha visto crescere a dismisura il prezzo di questo metallo e con esso anche il volume degli scambi. Ad oggi il costo sta scendendo ma quale sarà la situazione nel lungo periodo?

Cosa è successo negli ultimi due mesi sul mercato del rame

A partire da fine aprile e sino alla fine di maggio – con un picco a metà maggio – il mercato del rame ha visto una crescita smisurata. Non solo nel prezzo ma anche nel volume degli scambi. Infatti, alla metà di maggio i prezzi son saliti a tal punto che in 24 ore sul CME (il Comex di New York) sono state scambiate 10 milioni di tonnellate di rame. A quanto corrispondono in dollari? Circa a 115 miliardi. A questa crescita è corrisposta una decrescita, negli ultimi giorni, che a spinto il rame alla quotazione precedente all’exploit del prezzo.

Qual è la situazione attuale del mercato del rame?

Al momento la situazione del mercato del rame sembra stabile e secondo molti analisti, inclusi quelli australiani, resterà ferma così. Secondo il Macquarie Group Limited, ovvero la più grande banca d’investimenti australiana, la domanda di rame si attesterà al 2,5%. Ciò significa che si manterrà stabile, seguendo il trend dell’ultimo ventennio. A spingere al rialzo potrà essere la transizione energetica, anche se non sarà un rialzo tale da poter spingere a un corposo aumento dei prezzi. Al momento, comunque, il rame a 3 mesi sull’LME si scambia a 10.430 dollari per tonnellata.

Quali sono le previsioni del Macquarie Group Limited

Il Macquarie Group Limited, come aveva già fatto in passato ha previsto per il mercato del rame una correzione sul prezzo. Secondo gli analisti australiani si fermerà a 9.800 dollari a tonnellata. Un rialzo più corposo si avrà, secondo il gruppo di investimenti australiano solo a fine anno, quando il rame salirà nuovamente oltre i 10.000 dollari.

rottami di alluminio le difficoltà dell'export
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Perché il rottame di alluminio scarseggia e quali conseguenze per il prossimo futuro?

L’impressione che aleggia fra chi lavora con i rottami di alluminio è di una loro scarsa disponibilità rispetto agli anni precedenti. In compenso, la domanda sta crescendo.

Domanda in aumento ma carenza di alluminio secondario

rottami alluminio i problemi creati dal CBAM

Cina e India, ormai da diversi anni, hanno esteso la domanda di rottami di alluminio (così come di altri materiali) all’Europa, praticamente prosciugando la disponibilità di materiali secondari per i produttori locali. Una volta acquistati i rottami di alluminio, essi vengono selezionati e smistati fra i produttori di queste nazioni che li lavorano in maniera molto efficace. Sebbene in maniera a volte rudimentale, la lavorazione di rottami in alluminio da parte di indiani e cinesi è talmente accurata che gli operatori di queste nazioni riescono a restituire qualità anche all’alluminio secondario più “sporco”.

È l’approvvigionamento da parte dei Paesi dell’Est a stendere un alone di incertezza sugli operatori di settore, perché se la domanda crescesse, come sembra dover fare nel futuro più prossimo, mancherebbe la materia prima.

Rottami di alluminio e CBAM: ci sarà alluminio secondario per tutti?

Alla domanda crescente di rottami di alluminio proveniente dall’Est risponde, in Europa il CBAM, ovvero la normativa europea che richiede un preciso adeguamento del carbonio alle frontiere. Se, attualmente, il CBAM è solo in fase transitoria, a partire dal 2026 sarà in vigore a tutti gli effetti, complicando, non poco, la vita agli importatori di alluminio. Se non potrà essere importata una buona quantità di alluminio dall’estero, gli europei si rivolgeranno inevitabilmente ai produttori e agli operatori di rottami locali. A questo punto, la domanda sarà: ci saranno abbastanza rottami per tutti?

Meno rottame? Colpa dell’alluminio green

alluminio green un pericolo per i rottami ferrosi

La recente e sempre più crescente di alluminio secondario non viene solo dalla maggiore richiesta di rottame di alluminio da parte dei Paesi dell’Est ma anche dalla spinta dei produttori di alluminio primario verso l’alluminio green. Per ottenerlo, i produttori cominciano sempre più spesso a usare gli scarti, anche quelli che negli anni precedenti erano considerati come di qualità troppo scarsa per essere inviati alle fonderie. L’utilizzo degli scarti, oggi, sottrae una parte di alluminio consistente per gli operatori di rottami.

Prezzi dei rottami di alluminio in aumento per il conflitto nel Mar Rosso

La richiesta dei compratori che hanno base nei Paesi dell’Est non si è bloccata neppure dinanzi alla crisi del Mar Rosso. Nonostante i costi di trasporto più elevati, infatti, gli acquirenti indiani hanno continuato a fare offerte molto aggressive per potersi aggiudicare il rottame d’alluminio. Ciò non ha, pertanto, interrotto, secondo Argus Worlwide Corp., la crescita dei prezzi già avviata nel 2021, quando per la prima volta si è raggiunta la cifra record di 1,1 milione di tonnellate di rottami di alluminio esportati dall’Europa verso l’Est. Di questi, quasi 300.000 hanno viaggiato verso l’India. Sempre l’India ha mantenuto alto il suo ruolo di protagonista fra gli importatori internazionali di rottami in alluminio anche nel 2022, raggiungendo la soglia di quasi il 16% delle importazioni mondiali di alluminio secondario per una cifra pari a quasi 4 miliardi di dollari.

Quest’intromissione così massiccia degli asiatici nel mercato europeo non ha fatto altro che dare un taglio netto ai profitti dei produttori europei di leghe d’alluminio, tanto che il costo dei rottami di alluminio è cresciuto molto più di quello delle leghe. I prezzi mostrano di persistere nella crescita anche per il 2024, tanto che la lastra bianca oggi vale quasi 1.600€ a tonnellata mentre il carter quasi 1.700€.

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L’AI di Gates e Bezos scopre una miniera di rame in Zambia

Una miniera di rame in Zambia: enorme, forse una delle più estese e di maggior qualità del mondo. È questo che l’AI di Kobold Metals ha individuato in uno dei paesi più ricchi, dal punto di vista minerario, dell’Africa. La notizia, riportata da Quartz e poi rimbalzata in Italia, apre una finestra concreta sul modo in cui il mondo sta cambiando grazie all’intervento dell’Intelligenza Artificiale.

KoBold Metals: la scoperta della miniera di rame in Zambia

Specializzata in raccolta di immagini satellitari, KoBold Metals, per il rilevamento di potenziali miniere di cobalto, litio, rame e nichel, la società ha operato negli anni incrociando i dati delle immagini da satellite con i risultati delle perforazioni. L’aggiunta di sistemi basati sull’intelligenza artificiale ha consentito a KoBold Metals di creare vere e proprie mappe della crosta terrestre per individuare alcuni dei minerali più importanti per la realizzazione di una piena transizione energetica. Sono 60 i siti che KoBold Metals esplora in tre Continenti: la spesa annua sostenuta è di 60 milioni di dollari. Per raggiungere l’obiettivo in Zambia, invece, ha speso (almeno sino a ora) 200 milioni di dollari.

KoBold Metals: chi ha scoperto la miniera di rame in Zambia

KoBold Metals è una startup tesa alla ricerca di depositi minerari, fondata da Bill Gates e Jeff Bezos. In un’epoca in cui le società dei cinque continenti hanno sempre maggior bisogno di materiali per portare a termine la transizione energetica, la scoperta di un giacimento di rame di dimensioni enormi, è cruciale in diversi settori a partire dalle energie rinnovabili per proseguire con i veicoli elettrici.

Miniera di rame in Zambia: una scoperta sostenuta da una cordata di investitori

Josh Goldman, presidente della KoBold Metals, è sostenuto in questa impresa da molteplici finanziatori, primo fra tutti il fondo Breakthrough Energy Ventures, che ha preso forma nel 2015 per promuovere la transizione energetica e sostenere la tecnologia. A dar vita a questo fondo e a finanziarlo è stato il fondatore di Microsoft, Bill Gates. Tra gli altri finanziatori compaiono anche Jeff Bezos, titolare di Amazon, Ray Dalio, dirigente di Bridgewater Associates, e Richard Branson, fondatore del Virgin Group.

KoBol Metals pronta a sottrarre il primato a Ivanhoe Mines?

In un’intervista rilasciata da KoBold Metals alla CNBC, la società è certa che la miniera di rame scoperta in Zambia è destinata a prendere il posto della ben nota miniera di Kamoa-Kakula, nella Repubblica Domenicana del Congo. Gestita da Ivanhoe Mines, la miniera di rame in Congo è considerata da sempre come una delle più importanti per quantità e qualità di rame contenuto. la miniera Mingomba, in Zambia, è però destinata a prenderne il posto, trasformandosi nella miniera di rame high grade più rilevante del Pianeta, tanto per estensione del giacimento che per qualità del minerale.

L’AI: una risorsa per l’umanità?

La società KoBold Metals, i suoi intenti e i suoi risultati, costituiscono un grande esempio di come il lavoro sinergico di diverse tecnologie possono condurre alla scoperta di risorse naturali essenziali per la sopravvivenza del Pianeta e, quindi, dell’uomo. L’uso dell’AI per la mappatura della crosta terrestre e dei depositi di minerali in essa contenuti, infatti, ha permesso alla società di Gates e Bezos di trovare anche altri minerali, quali, nichel, cobalto e litio.

Una grande opportunità di crescita per lo Zambia

La scoperta della miniera di rame Mingomba non costituisce un’opportunità economica solo per la KoBold Metals ma anche per lo Zambia. Il Paese, infatti, potrebbe essere identificato come produttore globale di rame e veder migliorare i livelli di stabilità economica e lo sviluppo generale della popolazione. Sostenuta oltre che dal fondo Breakthrough Energy di gates e Bezos, anche da Andreessen Horowitz di Equinor, KoBold Metals potrebbe anche cominciare a produrre il rame estratto entro i prossimi 10 anni, trasformandosi in attore chiave per la produzione e distribuzione di rame nel mondo.

Chi ha inventato l’acciaio inox? La storia di uno dei materiali più sostenibili del pianeta

L’acciaio inox è uno dei materiali più utilizzati in ogni settore produttivo, ma conosci la sua storia?

L’invenzione dell’acciaio

Il brevetto per l’invenzione dell’acciaio inox risale al 1872, a nome di Woods e Clark, due ricercatori inglesi che durante le loro sperimentazioni di accorsero che aggiungendo una parte di cromo alla ormai comune lega di ferro e carbonio, si otteneva un materiale nuovo, capace di resistere alla ruggine.

Le ultime scoperte

Nonostante il brevetto risalga al 1872, recentemente lo scienziato e ricercatore Rahil Alipur, dell’University College di Londra ha scoperto che già nel X secolo, i persiani, utilizzavano una lega con caratteristiche molto simili all’acciaio inox. Durante le ricerche e le relative analisi dei manufatti ritrovati a Chahak, in Persia, Rahil Alipur ha identificato la ricetta per la creazione di questo speciale acciaio, scritta all’interno di un manoscritto datato 900/1000 d.C. All’interno del manoscritto si parla di un ingrediente segreto capace di rendere l’acciaio più resistente e longevo nel tempo. Tale ingrediente è stato identificato da Alipur come la cromite, una materia molto ricca di cromo. I manufatti analizzati, infatti, contengono una percentuale di cromo compresa fra l’1 e il 2%. Sebbene tale percentuale sia molto inferiore rispetto a quella utilizzata oggi, essa conferisce comunque alla lega una buona resistenza tanto alla ruggine quanto all’ossidazione.

L’invenzione dell’acciaio inox moderno

Dal momento del brevetto si dovettero attendere circa 40 anni per veder comparire i primi prodotti in acciaio. Solo ai primi del ‘900, infatti, Harry Brearley, chimico inglese al lavoro presso i laboratori di Brown Firth a Sheffield, eseguì una ricerca sui punti di erosione dell’acciaio, per risolvere il problema del suo utilizzo nelle canne di fucile. Il dott. Brearley sapeva già che aggiungendo un’ulteriore parte di cromo alla lega di acciaio inventata da Woods e Clark, si innalzava il punto di fusione del materiale, ma lui riuscì a stabilire con estrema precisione i diversi punti di fusione e i relativi quantitativi di cromo all’interno della lega d’acciaio. Per raggiungere questo risultato, il dott. Brearley si trovò a dover esaminare la microstruttura del materiale e quindi lucidarlo ed eseguire un etching, ovvero un trattamento chimico grazie al quale è possibile rimuovere strati del materiale e quindi, conoscere anche gli elementi chimici coinvolti. Per eseguire l’etching sull’acciaio si utilizzò una soluzione standard a base di acido nitrico e alcool.

L’utilizzo di tale soluzione permise al dott. Brearley di constatare che alcuni dei campioni sottoposti ad analisi non corrodevano a contatto dell’acido nitrico né arrugginivano se lasciati all’aria aperta, anche dopo giorni alla mercé degli agenti atmosferici. I campioni d’acciaio risultavano brillanti e privi di qualsivoglia segno di ossidazione. Sebbene involontariamente, il dott. Brearley aveva dato vita al primo acciaio inossidabile e, grazie all’etching a base di acido nitrico, aveva sottoposto la sua lega anche a passivazione.

Oggi, infatti, l’acciaio inox presenta un alto contenuto in cromo (almeno il 10,5%) e viene passivato per assicurare la sua resistenza alla corrosione e alla ruggine. Le ricerche di Brearley portarono alla nascita della prima industria sulla studio dell’acciaio inox della storia proprio nelle aree intorno a Sheffield.

Perché l’acciaio inox è sostenibile?

Dai persiani e dalle prime leghe d’acciaio, sino al dott. Brearley e alla formulazione dell’acciaio inox odierno, è trascorso più di un millennio. Oggi, questo materiale è considerato fra i più sostenibili per diverse ragioni, tutte legate alle sue caratteristiche intrinseche,

  1. Resiste bene a qualsiasi temperatura e non subisce le escursioni termiche
  2. Non necessita di manutenzione
  3. È longevo
  4. Non corrode né arrugginisce
  5. Non si danneggia

Grazie a queste sue peculiarità, l’acciaio inox ha, già di per sé, un ciclo di vita molto lungo e non necessita di essere sostituito. Ciò significa che ricorrendo all’acciaio inox si evita di produrre rifiuti, proprio perché prima di considerare il suo ciclo di vita concluso possono trascorrere anche decenni. È difficile quantificare l’esatta durata dell’acciaio inox perché dipende dall’uso che se ne fa, dalla tipologia di acciaio inox scelto e dall’esecuzione o meno di una manutenzione.

Il riuso dell’acciaio inox

Ciò che si può affermare con certezza è che l’acciaio inox è un materiale circolare e molto longevo. I componenti in acciaio inox mantengono inalterate le loro proprietà e possono essere rigenerati all’infinito. La Fondazione Promozione Acciaio sostiene che l’acciaio inox sia un materiale permanente riciclabile al 100% senza che, in ogni processo di rigenerazione, perda le sue proprietà.

Rifondendo l’acciaio inox, infatti, non si perdono le sue caratteristiche principali ovvero la duttilità, la formabilità e la resistenza. I legami metallici di questa lega si ripristinano a ogni ri-solidificazione. Una volta demoliti e recuperati, i componenti in acciaio possono essere riciclati per dar vita a tubi, lamiere, barre e componenti destinati agli usi più disparati.