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Categories Rottami metallici

Perché non si possono comprare rottami ferrosi dai privati?

Le ragioni per cui non si può più comprare rottami ferrosi dai privati risiedono nella Green Economy. La Green economy è una rivoluzione nel settore dello smaltimento dei rifiuti che ci ha portato a vedere i prodotti come risorse. Questa iniziativa è stata possibile grazie alla Legge 221/2015, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 18 gennaio 2016 n. 13.

L’Art.30 della Legge 221/2015 si occupa specificamente di normare il trattamento e la raccolta di tutti i materiali ferrosi tra cui il ferro vecchio. L’obiettivo principale è quello di ridurre al minimo l’impatto ambientale dato dalla produzione e dall’utilizzo dei rottami ferrosi, soprattutto quelli prodotti da privati.

Il ferro vecchio oggi ha un gran valore economico, perché può essere riciclato e ricomposto in nuovi materiali. Se siete proprietari di rottami ferrosi avete la possibilità di vendere questo materiale e guadagnare un po’ di denaro extra. Potete vendere il vostro ferro vecchio presso centri di raccolta specializzati nella zona oppure potete contattare direttamente le industrie che si occupano del riuso e riciclo dei metalli.

L’approvazione Della Legge Sulla Green Economy

Nel 2016, l’Italia ha approvato una legge intitolata “Legge sulla Green Economy”. Questa legge è entrata in vigore dal 18 gennaio 2016. Ha lo scopo di promuovere una produzione e un consumo sostenibili, in linea con gli obiettivi dell’economia verde.

L’articolo 30 della legge, in particolare, si occupa della raccolta e del trattamento dei rifiuti di rame e di metalli ferrosi e non ferrosi. La legge impone ai privati di non vendere queste risorse a terzi per ricavarne un profitto. Piuttosto, secondo la legge, i privati devono avvalersi del servizio offerto dai Comuni o da enti autorizzati.

Questa misura ha l’obiettivo di creare un meccanismo trasparente ed efficace per ridurre la quantità di rifiuti creati dalla produzione industriale e impedire che vengano smaltiti illegalmente nell’ambiente.

L’Art. 30 Della Legge 221/2015: Raccolta E Trattamento Dei Rifiuti Di Rame E Metalli

L’Articolo 30 della Legge 221/2015, dispone che la raccolta e il trattamento dei rifiuti in metallo ferroso e non ferroso devono essere effettuati nel rispetto delle norme ambientali vigenti. Per assicurare che i veicoli e le apparecchiature smaltite contengano solo materiale riciclabile, i prodotti inutilizzabili devono essere dapprima trattati adeguatamente per ridurne fino al massimo la quantità da smaltire in discarica.

Questa legge è stata resa necessaria per evitare che venga smaltito materiale di scarto e di scarsa qualità; infatti, i rifiuti metallici sono soggetti a variazioni di prezzo e devono essere acquistati dagli impianti di riciclaggio a prezzi adeguati. Ciò significa che se si desidera ricavare un profitto dal proprio metallo vecchio, è necessario seguire le norme ambientali ed eventualmente consegnare il materiale in impianti di riciclaggio autorizzati.

Il Valore Del Ferro Vecchio Nel Mercato

Negli ultimi anni, il valore del ferro vecchio e dei rottami ferrosi è cresciuto notevolmente a causa della sempre più grande domanda di metallo riciclato da parte dell’industria. I prezzi possono variare in base alla qualità e alle quantità di metallo che si decide di vendere. I prezzi vanno da un minimo di € 0,06 al kg fino a un massimo di € 1,35 al kg per i materiali più ricercati come l’acciaio inox o l’alluminio. Inoltre, il prezzo può variare anche in base alle zone geografiche in cui si deciderà di vendere il proprio ferro vecchio. Ad esempio, alcune zone hanno maggiori difficoltà nel reperire materie prime come il ferro vecchio. Di conseguenza, i prezzi sono più alti rispetto ad altre zone in cui la disponibilità è maggiore.

I Canali Per La Vendita Del Ferro Vecchio

Quando si tratta di vendere il ferro vecchio, la scelta più ovvia è quella di rivolgersi a delle aziende specializzate. I privati non possono più commercializzare prodotti di questo tipo, ma le aziende potranno farlo senza problemi.

Esistono anche molti canali che consentono la vendita e l’acquisto di rottami ferrosi presso chi li produce o raccoglie. Una volta venivano utilizzati i contanti per procedere all’acquisto, ma ora si può utilizzare anche un metodo più veloce e pratico, come l’uso della carta.

Le aziende specializzate in rottami ferrosi – come Ecoschino Srl – si occupano ricezione del materiale, del trasporto e della conservazione nel proprio magazzino ed effettuano anche un accurato processo di controllo per valutare la qualità del ferro da comprare e da vendere.

Divieto Di Comprare Rottami Ferrosi Dai Privati

La legge sulla Green economy, ovvero la Legge 221/2015 pubblicato in G.U del 18 gennaio 2016 n. 13, ha introdotto nuove disposizioni in tema di raccolta e trattamento dei rifiuti di metalli ferrosi e non ferrosi.

L’Art.30 della Legge 221/2015 vieta la vendita o acquisto di rottami di ferro da parte dei privati, ma prevede che ciò sia possibile solo tramite intermediari autorizzati che effettuino le operazioni in maniera trasparente. In pratica il legislatore ha introdotto il divieto per i privati di comprare rottami ferrosi, al fine di evitare traffico illegale di tali materiali da parte di pregiudicati o malfattori.

Oggigiorno il costo del ferro vecchio è determinato dal suo grado e dalla quantità posseduta: più alto è il grado più è alto il prezzo al kg mentre si può arrivare anche a 500 euro per tonnellata se si possiedono grandi quantità di materiale.

Per vendere i propri rottami è necessario contattare un riciclatore autorizzato come Ecoschino Srl che metterà a disposizione un listino delle quotazioni aggiornate, cui farà riferimento per acquistare i rottami.

Comprare rottami ferrosi: cosa prevede la nuova Normativa

Con la pubblicazione della Legge 221/2015, nota come “Green Economy”, nel Gazzettino Ufficiale n. 13 del 18 gennaio 2016, è entrata in vigore una normativa che obbliga i privati all’avvio della raccolta dei rifiuti ferrosi. In particolare l’articolo 30 della citata legge introduce delle misure volte a trattare e disporre nella corretta maniera i rifiuti ferrosi e non ferrosi, al fine di evitare le conseguenze negative sull’ambiente.

Tale normativa prevede che sia vietato per i privati acquistare o comunque gestire in prima persona ingenere di rottame, siano essi di origine ferrosa o non. Di conseguenza questo comporterebbe anche la vendita diretta da parte di privati a terzi, senza possibilità alcuna di introitare guadagni personali.

Oggi il prezzo del ferro vecchio può variare tra 25 e 70 euro al quintale a seconda della varietà presente nello stesso: trattasi ad esempio del treno, lamiere zincate, macchine agricole, ecc. I metalli più costosi sono, invece, quelli pregiati come l’acciaio inox.

In conclusione, la Legge 221/2015 sulla Green Economy è fondamentale per la raccolta e il trattamento dei rifiuti di rame e di metalli ferrosi e non ferrosi. Il prezzo del ferro vecchio continua ad oscillare, ma è possibile vendere i rottami ferrosi ai centri di raccolta o nei centri di smaltimento autorizzati. Il consiglio principale è di non comprare o vendere rottami ferrosi dai privati perché non c’è alcuna garanzia che il processo sia legale. Per l’acquisto o la vendita di materiali ferrosi, rivolgersi a esperti del settore come Ecoschino srl, ti permetterà di ricevere pagamenti veloci e di avere una valutazione accurata dei metalli venduti.

Categories RAEE

Come smaltire un vecchio computer

In un’epoca in cui la tecnologia avanza rapidamente, è comune trovarsi davanti al problema su come smaltire un vecchio computer obsoleto e non più utilizzabile. Tuttavia, smaltire un vecchio PC non è un’operazione da prendere alla leggera, poiché questi dispositivi contengono materiali potenzialmente dannosi per l’ambiente. In questo articolo, esploreremo i modi corretti per smaltire i vecchi PC secondo la normativa vigente in Italia, come preparare il dispositivo prima di eliminarlo e dove rivolgersi per un corretto smaltimento.

Come smaltire un vecchio computer secondo la Legge

In Italia, il Decreto Legislativo n. 49 del 2014 regolamenta lo smaltimento dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), tra cui i vecchi PC. Secondo questa normativa, i produttori di apparecchiature elettroniche sono responsabili della raccolta e del trattamento dei RAEE. Pertanto, è importante rivolgersi a centri di raccolta autorizzati o a rivenditori che offrono servizi di ritiro dei vecchi dispositivi.

Dove si butta il PC da smaltire

Non si dovrebbe mai gettare un vecchio PC nel cassonetto dei rifiuti comuni, poiché contiene materiali pericolosi che possono danneggiare l’ambiente. Invece, è necessario portarlo a un centro di raccolta autorizzato, come un’isola ecologica comunale o un punto vendita che offre il servizio di ritiro gratuito dei RAEE. In alternativa, è possibile contattare un’azienda specializzata nella raccolta e nel trattamento dei rifiuti elettronici, come Ecoschino Srl. Il gruppo si occupa non solo dell’acquisto e della raccolta di PC e dispositivi elettrici da smaltire, ma anche della rivendita di tutti i materiali riutilizzabili.

Cosa fare prima di buttare via il PC

Prima di smaltire un vecchio PC, è fondamentale cancellare tutte le informazioni personali e sensibili presenti sul dispositivo. È possibile farlo formattando l’hard disk o utilizzando software appositi per la cancellazione sicura dei dati. Inoltre, è consigliabile rimuovere eventuali componenti facilmente riciclabili, come le batterie, e smaltirle separatamente.

Chi ritira i PC vecchi

Molti rivenditori di elettronica offrono il servizio di ritiro gratuito dei vecchi dispositivi al momento dell’acquisto di uno nuovo. Inoltre, è possibile rivolgersi a centri di raccolta autorizzati o a aziende specializzate nella gestione dei rifiuti elettronici, come Ecoschino Srl, che si occupano della raccolta e del trattamento dei vecchi PC.

Come si smaltire un vecchio computer in Italia

In Italia, i rifiuti elettronici vengono smaltiti attraverso un processo di raccolta differenziata, trattamento e riciclaggio. I centri di raccolta autorizzati e le aziende specializzate, come Ecoschino Srl, si occupano di smontare i dispositivi, separare i materiali e inviarli a impianti di riciclaggio per il recupero di materie prime. Questo processo riduce l’impatto ambientale dei rifiuti elettronici e contribuisce a un’economia circolare.

Ecoschino Srl è un’azienda che si occupa della compravendita di rifiuti metallici e non, offrendo soluzioni per la raccolta e il trattamento dei rifiuti elettronici, tra cui i vecchi PC. Rivolgendosi a Ecoschino Srl, è possibile garantire uno smaltimento corretto e responsabile dei propri dispositivi obsoleti, contribuendo alla protezione dell’ambiente e al recupero di risorse preziose.

In conclusione, smaltire un vecchio PC in modo corretto è fondamentale per proteggere l’ambiente e rispettare la normativa vigente in Italia. Ricordatevi di cancellare i dati personali, portare il dispositivo a un centro di raccolta autorizzato o rivolgervi a un’azienda specializzata come Ecoschino Srl per garantire un trattamento adeguato dei rifiuti elettronici.

Categories RAEE

Apparecchiature refrigeranti: come riciclarle e perché è importante

Le apparecchiature refrigeranti, come frigoriferi, congelatori e condizionatori d’aria, sono dispositivi indispensabili nella nostra vita quotidiana. Tuttavia, quando questi dispositivi diventano obsoleti o non funzionano più, è fondamentale smaltirli correttamente per proteggere l’ambiente e la salute umana. In questo articolo, esploreremo cosa sono le apparecchiature refrigeranti, le fasi del loro riciclo, l’importanza del riciclaggio e la normativa vigente in Italia sui rifiuti RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche).

Cosa sono le apparecchiature refrigeranti

Le apparecchiature refrigeranti sono dispositivi elettrici ed elettronici utilizzati per raffreddare o congelare prodotti alimentari, bevande e altri materiali. Questi dispositivi utilizzano gas refrigeranti, come i clorofluorocarburi (CFC) e gli idroclorofluorocarburi (HCFC), che possono avere un impatto negativo sull’ambiente se non gestiti correttamente. Le apparecchiature refrigeranti rientrano nella categoria dei rifiuti RAEE, che comprende tutti i dispositivi elettrici ed elettronici che sono stati scartati o non sono più utilizzabili.

Quali sono le fasi del riciclo delle apparecchiature refrigeranti

Il processo di riciclaggio delle apparecchiature refrigeranti può essere suddiviso in diverse fasi:

  1. Raccolta: Le apparecchiature refrigeranti dismesse vengono condotte nei centri di raccolta autorizzati o presso i rivenditori che offrono un servizio di ritiro gratuito al momento dell’acquisto di un nuovo dispositivo.
  2. Trasporto: Le apparecchiature raccolte vengono trasportate in impianti di trattamento specializzati, dove vengono smaltite in modo sicuro e conforme alle normative vigenti.
  3. Prelavorazione: In questa fase, le apparecchiature vengono smontate e i componenti pericolosi, come i gas refrigeranti e i condensatori al PCB, vengono separati e trattati separatamente.
  4. Riciclaggio: I materiali recuperati, come plastica, materiali metallici e non metallici, oltre al vetro, vengono separati e inviati a impianti di riciclaggio per essere trasformati in nuovi prodotti.
  5. Smaltimento: I materiali non riciclabili vengono smaltiti in modo sicuro e conforme alle normative vigenti.

Perché è importante riciclare le apparecchiature refrigeranti

Il riciclaggio delle apparecchiature refrigeranti è fondamentale per diverse ragioni:

  1. Protezione dell’ambiente: Il riciclaggio previene l’emissione di gas serra e sostanze chimiche pericolose nell’ambiente, riducendo l’impatto sul cambiamento climatico e la distruzione dell’ozono.
  2. Risparmio energetico: Il riciclaggio dei materiali consente di ridurre la quantità di energia necessaria per produrre nuovi dispositivi, contribuendo a ridurre la domanda di risorse naturali e l’impatto ambientale dell’estrazione.
  3. Riduzione dei rifiuti: Il riciclaggio delle apparecchiature refrigeranti contribuisce a ridurre la quantità di rifiuti che finiscono in discarica, preservando lo spazio e riducendo l’inquinamento del suolo e delle acque sotterranee.

Qual è la normativa vigente in Italia sui rifiuti RAEE

Il Decreto Legislativo n. 49 del 2014 è una normativa italiana che riguarda il trattamento dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE). Questo decreto attua la Direttiva 2012/19/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 4 luglio 2012, relativa ai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (WEEE).

I materiali che rientrano nella categoria dei RAEE sono suddivisi in 6 categorie principali:

  1. Grandi elettrodomestici: frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, cucine elettriche, ecc.
  2. Piccoli elettrodomestici: aspirapolvere, ferri da stiro, tostapane, macchine per il caffè, ecc.
  3. Apparecchiature informatiche e di telecomunicazione: computer, stampanti, telefoni, fax, ecc.
  4. Apparecchiature di consumo: televisori, videoregistratori, radio, lettori musicali, ecc.
  5. Apparecchi di illuminazione: lampade fluorescenti, lampade a scarica ad alta intensità, ecc.
  6. Strumenti elettrici ed elettronici: trapani, seghe, strumenti di misura, ecc.

Il Decreto Legislativo n. 49 del 2014 stabilisce le seguenti disposizioni principali:

  1. Prevenzione: promuovere la progettazione ecocompatibile delle apparecchiature elettriche ed elettroniche per ridurre l’impatto ambientale dei RAEE.
  2. Raccolta differenziata: i produttori devono organizzare e finanziare sistemi di raccolta differenziata per i RAEE provenienti da utenti domestici e non domestici.
  3. Trattamento e riciclaggio: i RAEE devono essere trattati e riciclati in modo adeguato per recuperare materiali e ridurre l’impatto ambientale.
  4. Obiettivi di raccolta: il decreto stabilisce obiettivi di raccolta differenziata per i produttori, che devono essere raggiunti entro determinate scadenze.
  5. Registrazione e reporting: i produttori devono registrarsi presso un’apposita autorità e fornire informazioni sulle quantità di apparecchiature immesse sul mercato e sui RAEE raccolti e trattati.

In sintesi, il Decreto Legislativo n. 49 del 2014 mira a ridurre l’impatto ambientale dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche attraverso la prevenzione, la raccolta differenziata, il trattamento e il riciclaggio, stabilendo obiettivi di raccolta e responsabilità per i produttori.

Concludendo….

Il riciclaggio delle apparecchiature refrigeranti è un processo fondamentale per proteggere l’ambiente e la salute umana. È importante essere consapevoli delle normative vigenti e delle responsabilità dei produttori e dei rivenditori per garantire un corretto smaltimento di questi dispositivi. Ricordiamo, infine, che ognuno di noi ha un ruolo importante nel contribuire a ridurre l’impatto ambientale delle apparecchiature refrigeranti, scegliendo dispositivi più efficienti dal punto di vista energetico e smaltendo correttamente quelli dismessi. Ecoschino, in questo senso, è parte del sistema di recupero dei materiali riciclabili, acquistando i rottami dismessi per consentire a tutte le materie possibili di essere reintrodotte nel circolo produttivo.

Sviluppo sostenibile e commercio rottami ferrosi

Sostenibilità ambientale e rottami ferrosi

Quello della sostenibilità ambientale e dei rottami ferrosi è un tema cui, sempre più spesso, si fa riferimento quando si affrontano discorsi riguardo i settori più disparati. In ambito economico e sociale, infatti, il diktat è di sfruttare al meglio le risorse e ridurre le emissioni di gas inquinanti. L’obiettivo, cui l’uomo dovrebbe tendere, quindi, è quello di assicurare la produzione di beni e servizi senza mai perdere di vista il Pianeta, garantendo un ambiente salubre per tutti gli esseri viventi delle future generazioni. Ma cos’è la sostenibilità e cosa significa sostenibilità ambientale? Soprattutto: come la rivendita di rottami può concorrere alla salvaguardia delle risorse e del Pianeta?

Cos’è la sostenibilità ambientale?

“Sustineo/Sustinere” è questo il verbo latino da cui deriva il termine “Sostenibilità”. Il termine, quindi, può significare letteralmente tanto sostenere quanto resistere, ma anche durare e sorreggere, sopportare e nutrire. Proteggere. La varietà dei significati del termine latino rimanda al senso scientifico che si attribuisce al termine, il quale fa spesso riferimento a delle tematiche ambientali anche se, viene ormai utilizzato in diversi settori di studio o in molteplici campi d’azione. per questa ragione, quando si parla di sostenibilità, è necessario esplicitare il senso che si vuole attribuire al termine.

La parola sostenibilità entra a far parte del linguaggio comune nel 1987, quando viene utilizzata all’interno del rapporto Brundtland. Nel WCED si parla, infatti, di sviluppo sostenibile. Con sviluppo sostenibile si intende uno sviluppo capace di soddisfare i bisogno della popolazione che vive nel presente senza per questo compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri. Pertanto, uno sviluppo può dirsi sostenibile quando vengono soddisfatti i bisogni primari dell’umanità e quando ciascun essere umano ha l’opportunità di aspirare a una vita migliore. Se il Rapporto Brundtland è il primo documento in cui si fa riferimento alla sostenibilità, la prima conferenza ONU sull’ambiente, tenutasi nel 1972, introduce il termine e lo rende il cardine di una nuova visione dello sviluppo nel 1992.

Dallo sviluppo sostenibile alla sostenibilità ambientale

Come abbiamo detto, la “sostenibilità” è stata affiancata, nel tempo, a diversi altri termini, con l’intento di dar vita ad accezioni che indicassero la necessità di un cambiamento teso a proteggere e sostenere, l’uomo e il Pianeta.

Con sostenibilità ambientale, si intende, infatti, il processo di cambiamento indispensabile per far fronte ai bisogni dell’uomo – non solo nel presente ma anche nel futuro – minimizzando lo sfruttamento delle risorse, adattando lo sviluppo tecnologico e piegando le norme istituzionali per il suo raggiungimento.

Per rendere la presenza dell’uomo più sostenibile per l’ambiente, le istituzioni hanno messo a punto delle norme che prevedono l’aumento delle aree verdi all’interno delle città ma anche l’ottimizzazione della viabilità. Per una sostenibilità vicina all’ambiente si è reso necessario intervenire anche sulla produzione manifatturiera e industriale. In quest’ambito si è imposta la riduzione delle emissioni di CO2 e il ricorso a strumenti e tecnologie azionate da fonti di energia rinnovabile.

Le normative hanno imposto o suggerito anche ai singoli cittadini di adottare nuovi stili di vita improntati sul corretto utilizzo delle risorse, sulla riduzione degli sprechi e sul puntuale smaltimento dei rifiuti.

Quali sono i 3 tipi di sostenibilità?

Alla già citata sostenibilità ambientale, si sommano due altri tipi di modelli “sostenibili”, strettamente interconnessi fra loro. Parliamo della sostenibilità economica e di quella sociale. Queste tre dimensioni della sostenibilità rimandano tutte allo sviluppo sostenibile, quindi, al raggiungimento di un benessere collettivo e di un progresso generalizzato.

Una società sostenibile è quella definita nel succitato Rapporto Brundtland, ovvero una società in cui vi sia un perfetto equilibrio fra il soddisfacimento dei bisogni presenti e la possibilità offerta alle generazioni future di soddisfare i propri.

Un’economia sostenibile, invece, è un’economia capace di mettere in atto processi economici e finanziari tali da utilizzare le risorse naturali nel rispetto della Natura, ovvero dando alle risorse l’opportunità di rigenerarsi secondo i loro ritmi.

L’Economia Circolare: lo strumento per rendere l’umanità “sostenibile” per il Pianeta

Degrado in cui versa l’ambiente, surriscaldamento globale e cambiamenti climatici che ne conseguono, consumi sovrabbondanti, aumento della popolazione mondiale e crescita economica in un sistema che risulta esausto, sono tutti fattori che mettono continuamente a rischio il raggiungimento di uno sviluppo che può dirsi sostenibile. Per ovviare a questi drammatici problemi e indirizzare l’umanità verso la piena sostenibilità è indispensabile applicare la circolarità, economica, sociale e dell’ambiente.

L’economia circolare si fonda su un modello attento a una produzione ideale di beni, a un loro corretto consumo e soprattutto alla riduzione degli sprechi al fine di ridurre l’uso di risorse naturali.

Questo modello conta quattro fasi:

  • Condivisione
  • Riutilizzo
  • Riparazione
  • Riciclo

L’obiettivo è quello di riutilizzare – quante più volte possibile – i prodotti in circolazione.

Commercio rottami ferrosi: perché è importante

Il commercio di rottami ferrosi è parte integrante del modello dell’economia circolare. La vendita e l’acquisto di materiali ferrosi, infatti, consente anzitutto un minor consumo di materie prime. Il riuso di metalli da riciclo evita la distruzione di aree ambientali e impedisce lo spreco di ingenti quantità di energia, necessarie non solo all’estrazione ma anche al trasporto e alla lavorazione delle materie prime.

Inoltre, il commercio di rottami ferrosi impedisce di trasformare le materie da riciclo in rifiuto destinato agli inceneritori, con conseguente produzione di gas serra. La permanenza delle proprietà di diversi metalli nel tempo consente di realizzare – all’infinito – prodotti partendo da rottami ferrosi.

Se hai rottami ferrosi, scarti industriali o aziendali, puoi partecipare all’economia circolare. Scegli Ecoschino Srl come tuo partner di fiducia. Per conoscere tutte le quotazioni in tempo reale scarica la nostra webapp.

RICICLO PLASTICA: QUALI SONO LE FASI DEL PROCESSO DI RICICLO DELLA PLASTICA

Con l’espressione “riciclo della plastica” si indica il processo di riciclaggio dei rifiuti che presentano un imballaggio in plastica. Il riciclaggio di questo materiale è sempre finalizzato allo smaltimento e al recupero dei materiali che sono potenzialmente utili e quindi riutilizzabili nel processo produttivo. Ma come in che modo si realizza il riciclo della plastica? Esistono anche plastiche non riciclabili e qual è il loro percorso nella catena dei rifiuti? Scopri assieme a noi come funziona, qual è l’iter del riciclo, perché è essenziale differenziare e quali sono le tipologie di plastica riciclabile.