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Ottone Ecobrass: l’ottone sostenibile

Rubinetteria e tubazioni di raccordo, negli ultimi anni, hanno fatto passi da gigante nel solco della sostenibilità ambientale. In particolare, a cambiare sostanza, più che forma, sono state le valvole prodotte in Ottone Ecobrass, ovvero in una lega che si è dimostrata sin da subito molto rispettosa dell’ambiente oltre che soddisfare, in toto, tutti i requisiti di Legge e Igiene, previsti in ogni parte del mondo.

Ecobrass: cosa significa ottone sostenibile

L’Ecobrass è un particolare tipo di ottone, denominato CW724R ma conosciuto anche come CUPHIN® oppure Ecosi. Questa lega presenta una percentuale risicabile di piombo, un elemento identificato come inquinante. Proprio per questa ragione, i diversi settori produttivi che sino a qualche anno fa hanno lavorato con il piombo, dal momento del suo riconoscimento come materiale inquinante, hanno tentato in ogni modo di sostituirlo con altre materie prime meno o per nulla dannose alla salute dell’uomo o dell’ambiente.

Perché il piombo è pericoloso: le ragioni per cui molti settori hanno dovuto accantonarlo

Le autorità sanitarie europee, dopo aver accertato i rischi del piombo, hanno sottolineato più e più volte quanto fosse necessario ridurre al minimo le concentrazioni di piombo in tutti i settori produttivi. L’uso del piombo, in particolare è vietata in settori come quello alimentare, in altri è stato fortemente richiesta la limitazione del suo uso, come in vernici e giochi dell’infanzia, oppure in benzine e inchiostri, ma anche in leghe realizzate per le saldature e tubazioni e condotte.

La regolamentazione del piombo

L-Architects 20200207 ECHA, Helsinki

Gli effetti dannosi del piombo non si ripercuotono solo sull’ambiente ma anche sull’uomo, inficiandone la salute. Gli Stati Uniti, per primi hanno puntato il dito contro il piombo e, nei primi anni ’90, hanno emanato la NSF 61, ovvero una normativa in merito alla valutazione della presenza di metalli pesanti nell’acqua potabile. Oltre al controllo dei metalli pesanti nell’acqua potabile gli USA hanno imposto nuove regole in merito alla produzione di raccordi idraulici mediante il Safe Drinking Water Act. Il Safe Drinkinf Water Act ha fissato a 0,25%, la soglia massimo di piombo possibile all’interno di connettori destinati alle tubazioni idrauliche.

Rispetto agli Stati Uniti, l’Europa non ha risolto completamente il problema del piombo. Se da un lato, infatti, l’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche, in acronimo ECHA, abbia messo a punto un’apposita banca dati denominata SCIP, per mappare tutte le sostanze nocive o potenzialmente tali, presenti nell’acqua, e nonostante la Direttiva della Comunità Europea 98/83 abbia definito la soglia di piombo ammissibile nell’acqua potabile a 10 μg per litro d’acqua, la sua effettiva realizzazione si è fermata dinanzi a un necessario ammodernamento di tutte le tubazioni. Infatti, le tubazioni idrauliche presenti in Italia, così come quelle esistenti nel resto d’Europa, hanno impianti che risalgono agli anni ’50.

Dall’esigenza di risolvere il problema del piombo e ottenere una lega sostenibile dal punto di vista ambientale e umano ha dato vita all’ottone Ecobrass, che ha preso forma grazie all’unione di ricerche e sperimentazioni realizzate in ogni parte del mondo. L’ottone Ecobrass oggi è stato approvato e normato dai regolamenti dell’Unione Europea EN 12163 e 12168 mentre in America è riconosciuto con la sigla UNS C69300. L’ottone sostenibile in Europa, invece, corrisponde alle sigle CW724R e CuZn21Si3P.

Ottone Ecobrass: cos’è?

L’ottone Ecobrass possiede una concentrazione di piombo inferiore allo 0,1%. All’interno dell’ottone Ecobrass, anziché il piombo i produttori utilizzano fosforo e silicio: questi due elementi, assieme, riducono la suscettibilità, tipica dell’ottone, a tensocorrosione e dezincificazione. Quest’ottone ecosostenibile può essere forgiato, lavorato, ma anche stampato a freddo. Fra le caratteristiche ascrivibili all’ottone Ecobrass ve ne sono molte simili, dal punto di vista meccanico, a quelle dell’acciaio. A differenza dell’acciaio è più produttivo oltre ad assicurare un risparmio sui costi di produzione, visto il ricavo che si può ottenere dai trucioli.

I vantaggi dell’ottone Ecobrass

Scegliere l’ottone Ecobrass per le proprie lavorazioni industriali significa optare per un materiale estremamente vantaggioso, sotto diversi punti di vista.

  • Materiale ecologico. L’Ecobrass è riconosciuto come un ottone sostenibile, tanto da poter essere lavorato all’interno di sistemi di recupero dei materiali a ciclo completo. All’interno di questi sistemi agisce anche Ecoschino.
  • Risparmio energetico. Produrre Ecobrass significa spendere una quantità inferiore di energia rispetto a quella necessaria per la produzione dell’ottone tradizionale.
  • Resistenza alla corrosione. Fosforo e silicio, ovvero i materiali che sostituiscono il piombo, riducono per un verso la suscettibilità alla corrosione e aumentano la resistenza all’appannamento. Per questa ragione l’ottone Ecobrass risulta indicato per molteplici applicazioni in ambito industriale.
Mercato dei rottami ferrosi Assofermet
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Rottame ferroso, il mercato: Assofermet è ottimista

Mercato dei rottami ferrosi Assofermet

La nota di mercato rilasciata da Assofermet l’11 dicembre 2023 evidenzia una lieve ripresa del mercato dei rottame ferroso. Infatti, in generale, c’è stato un significativo incremento dei prezzi dei rottami metallici, con acquisti corposi da parte dei protagonisti del mercato mondiale.

La situazione del rottame ferroso nel mercato nazionale

La domanda dei rottami ferrosi in Italia per tutto il mese di novembre 2023 è cresciuta, tanto da assicurare la ripresa dei prezzi. Restano alcuni deficit di disponibilità dei rottami e, soprattutto, dubbi su quale sarà il costo dei prodotti finiti per le acciaierie. Pertanto il sentimento comune è quello che punta alla prudenza, che scaturisce non solo dalla scarsità dei rottami ferrosi e non ferrosi e dalle incertezze sui costi, ma anche sulle attuali difficoltà dei trasporti, sulla scarsa visibilità delle produzioni e su ciò che potrebbe succedere nel caso in cui le richieste da parte della produzione dovessero aumentare.

La situazione del mercato internazionale: prezzi in crescita

Il prezzo del rottame ferroso è cresciuto anche nei diversi Paesi europei. Difatti, la ridotta offerta di rottami da un lato e quella della produzione di acciaio dall’altro hanno spinto il rottame in Turchia verso un guadagno netto di 40/50 dollari a tonnellata in più rispetto a quanto era stato registrato nel mese di ottobre. A sostenere la situazione del mercato sono stati:

  • una maggiore domanda di prodotti lunghi
  • la scarsa disponibilità di rottami
  • l’aumento dei prezzi del noleggio

Situazione diversa si registra in Asia, dove, invece, i prezzi sono rimasti pressoché stabili.

Inox: situazione e previsioni

Inox da rottame ferroso

Per tutto il mese di novembre l’inox è stato acquistato dalle acciaierie nazioni senza grande slancio: per questa ragione i prezzi di questo materiale hanno seguito la medesima scia al ribasso di Molibdeno e Nichel. La correzione del prezzo di acciaio inox si è registrata in tutti quei rottami in cui era presente un maggior quantitativo di Molibdeno. Anche per quanto concerne il rottame in acciaio, i volumi disponibili si sono dimostrati scarsi: tale deficit di rottame ferroso può essere spiegato in parte con la bassa richiesta del materiale e in parte con la tendenza degli operatori di preferire lo stoccaggio del materiale in vista di gennaio. per l’acciaio inox, il mercato europeo non si discosta da quello italiano. In campo internazionale, invece, gli acquisti di rottame in inox risultano costanti, soprattutto per via della buona disponibilità nel far East asiatico. A subire i maggior ribassi sono:

  • acciai rapidi
  • acciai super legati
  • Widia

Ghisa: situazione di mercato del rottame ferroso

Ghisa di affinazione come rottame ferroso

Il mercato del rottame in ghisa è vario, e risulta necessaria una suddivisione fra ghisa di affinazione, ghisa ematite e ghisa sferoidale.

La ghisa di affinazione, a novembre 2023, ha mantenuto un prezzo costante in Italia. Sul mercato internazionale, invece, il prezzo della ghisa è risultato in aumento, sulla scia della crescita dei prezzi registrati per tutte le tipologie di rottame. Stabile la disparità di prezzo fra ghisa proveniente dalla Russia e ghisa proveniente dall’Ucraina. I produttori russi hanno aumentato le richieste di ghisa di affinazione ma non hanno avuto alcun riscontro sul mercato italiano: in altri mercati, anche europei, gli aumenti di prezzo registrati sono compresi fra i 20 e i 30 dollari a tonnellata.
Riguardo la ghisa ematite, invece, si evidenzia una frenata, spinta da un rallentamento della produzione nelle fonderie giustificato da un minor numero di ordini. nonostante ciò i prezzi si sono mantenuti stabili. Anche per la ghisa ematite il maggior offerente di questa materia prima resta la Russia: dal mercato russo la ghisa ematite può essere acquistata a prezzi molto interessanti che, proprio per questo, rendono fuori mercato il prodotto presente in altre sedi.
Passiamo, quindi, alla ghisa per sferoidale. Le fonderie hanno evidenziato un calo degli ordini tanto che il prezzo per questo rottame per gennaio prossimo è ancora incerto. Ordini in calo anche in Germania. Comunque c’è una buona disponibilità di ghisa sferoidale negli stockpile di provenienza russa che arrivano in Italia sia attraverso il mar Nero e i Balcani. Totalmente assente la ghisa per sferoidale di origine brasiliana e sudafricana. Vista l’ampia disponibilità di stockpile non ci sono grosse preoccupazioni sul futuro. Proprio per questo, non ci sono dislivelli di prezzo rispetto a ottobre.

CBAM e import dell'acciaio
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CBAM e import dell’acciaio: da ieri,1 ottobre 2023, cosa cambia

A partire dal 16 maggio 2023 è entrato in vigore il Regolamento 2023/956 dell’Unione Europea che istituisce il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism, parte del programma Fit for 55) il quale ha delle ripercussioni sull’import dell’acciaio. Con questo Regolamento, l’UE obbliga le imprese importatrici di merci ad alta intensità di carbonio prodotte in Paesi extra UE a rispettare delle regole pressanti, collegate alle emissioni di COche derivano dalla produzione delle merci importate e dalla loro movimentazione fino alla frontiera europea. Per il momento i prodotti coinvolti sono: energia elettrica, concimi, molti prodotti di ghisa, ferro e acciaio, alluminio e alcune sostanze chimiche. A partire da ieri, 1° ottobre 2023 ha preso avvio il periodo transitorio di applicazione del CBAM – Carbon Border Adjustment Mechanism, previsto dal Regolamento UE 956/2023. Durante la fase transitoria, fino al 31 dicembre 2025, il CBAM prevede solo obblighi di monitoraggio e reporting delle emissioni per gli importatori. Successivamente scatteranno i dazi per le emissioni eccedenti gli standard europei. Un cambiamento davvero epocale che influenza in maniera puntuale diverse tipologie di mercati. È, quindi, arrivato il momento di esser pronti.

Cos’è il CBAM, come funziona e le conseguenze sull’import dell’acciaio

Regole per l'import dell'acciaio in Unione Europea

Il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) è un meccanismo di adeguamento delle emissioni di carbonio alle frontiere dell’UE, che troverà la sua applicazione definitiva in via completa e definitiva a partire dal 2026. Si tratta di un insieme di misure volte a garantire che il prezzo delle emissioni di gas serra sia il medesimo per i prodotti importati nell’UE e per quelli prodotti nell’UE. In altre parole, il CBAM mira a evitare la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio.

Durante una fase transitoria di 3 anni (2023-2025), gli importatori di determinati prodotti dovranno segnalare i dati sulle loro emissioni. Successivamente, dal 2026, dovranno acquistare certificati CBAM per compensare le emissioni del ciclo di vita dei prodotti importati. Il meccanismo inizialmente riguarderà solo alcuni settori ad alta intensità di carbonio, tra cui l’acciaio.

Gli obblighi per l’import dell’acciaio

Per l’acciaio e gli altri prodotti inclusi, il CBAM comporterà l’obbligo di fornire una dichiarazione delle emissioni per ogni importazione nell’UE e, in seguito, l’acquisto di certificati per le stesse emissioni. Ciò potrebbe comportare costi aggiuntivi per gli importatori e influire sui prezzi di importazione, a seconda dei costi dei certificati CBAM. L’intento non è quello di aumentare i prezzi, ma piuttosto di incoraggiare la decarbonizzazione lungo la catena del valore.

Il CBAM è un meccanismo di adeguamento del carbonio mai sperimentato prima e la sua attuazione presenta ancora incertezze. Tuttavia, è destinato a svolgere un ruolo cruciale negli sforzi dell’UE per ridurre le emissioni di carbonio in modo efficiente ed equo.

Nello specifico, le imprese interessate devono provvedere al calcolo della CO2 contenuta nella merce importata e rispettare i seguenti obblighi:

  • Dal 1° ottobre 2023 al 31 dicembre 2025: inviare la relazione CBAM trimestrale con indicazione del calcolo CO2 delle merci importate;
  • Dal 31 dicembre 2024: richiedere lo status di dichiarante autorizzato con registrazione al registro CBAM;
  • Dal 1° gennaio 2026: rispettare l’iter normativo che comprende il calcolo della CO2 con verifica da ente accreditato, l’acquisto dei certificati CBAM (pari ad almeno l’80% del totale delle emissioni incorporate nelle merci importate), l’inoltro della dichiarazione CBAM annuale e la restituzione dei certificati acquistati.

I settori industriali interessati dal CBAM

Il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) avrà un impatto significativo su diversi settori industriali, scopriamoli assieme.

I produttori di acciaio

I produttori di acciaio dovranno adeguarsi alle nuove regole per continuare a esportare verso l’UE. Inizialmente, tra il 2023 e il 2025, ci sarà una fase transitoria in cui le importazioni di acciaio saranno monitorate per determinare le emissioni di CO2. Successivamente, dal 2026, alle importazioni di acciaio sarà applicata una tassa sul carbonio per compensare eventuali vantaggi competitivi dovuti a politiche ambientali meno severe.

Altri settori ad alta intensità energetica

Oltre all’import dell’acciaio, il CBAM interesserà altri settori ad alta intensità energetica come alluminio, cemento, fertilizzanti ed energia elettrica. Anche per questi settori ci sarà un periodo di monitoraggio, seguito dall’applicazione di dazi sui prodotti importati per compensare le diverse politiche climatiche.

In sintesi, il CBAM avrà un forte impatto su diversi settori industriali energivori con l’obiettivo di scoraggiare la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio (carbon leakage) e incoraggiare politiche climatiche più ambiziose a livello globale. Le aziende dovranno prepararsi adeguandosi agli standard UE per continuare ad accedere al mercato europeo.

La fase transitoria del CBAM per l’import dell’acciaio

La fase transitoria del CBAM per l’acciaio durerà, come detto, dal 1° ottobre 2023 al 31 dicembre 2025. Durante questo periodo, i Paesi che esportano acciaio nell’UE dovranno acquistare certificati CBAM per le loro esportazioni. Tuttavia, i certificati saranno assegnati gratuitamente in base alle medie delle importazioni di acciaio dei Paesi negli anni 2016-2018.

Requisiti per l’importazione

Per importare acciaio nell’UE durante la fase transitoria del CBAM, i Paesi dovranno:

  • Registrarsi nel sistema CBAM dell’UE e dichiarare le emissioni di gas serra associate alle loro esportazioni di acciaio nell’UE.
  • Presentare una dichiarazione CBAM per ogni spedizione di acciaio esportata nell’UE, indicando informazioni come il volume di acciaio, il Paese di origine e il metodo di produzione.
  • Acquisire e cancellare un certificato CBAM per ogni tonnellata di CO2 emessa dalla produzione dell’acciaio esportato. Poiché i certificati saranno assegnati gratuitamente, questo non comporterà costi aggiuntivi per gli esportatori durante la fase transitoria.

Preparazione per il 2026

Dal 2026, il CBAM per l’acciaio entrerà pienamente in vigore. I certificati CBAM non saranno più assegnati gratuitamente e gli esportatori dovranno acquistarli. Il prezzo dei certificati sarà allineato al prezzo delle quote di CO2 nell’UE ETS.

Per prepararsi a questa fase, gli esportatori di acciaio dovrebbero:

  • Migliorare l’efficienza delle loro operazioni e ridurre le emissioni di gas serra per minimizzare i costi dei certificati CBAM.
  • Pianificare come trasferire eventuali costi CBAM agli acquirenti o assorbirli.
  • Monitorare gli sviluppi politici e normativi relativi al CBAM per l’acciaio e prepararsi a rispettare qualsiasi nuovo requisito.

Con l’introduzione del CBAM, l’UE intende promuovere un’industria siderurgica sostenibile, incoraggiando al contempo un’azione globale per il clima. Accogliendo questi cambiamenti, le aziende possono posizionarsi per il successo nel panorama di mercato in evoluzione.

I vincoli per l’import dell’acciaio con il CBAM

Come il CBAM influenzerà l'import dell'acciaio

Con l’entrata in vigore del CBAM, i produttori di acciaio che esportano nell’UE saranno soggetti a nuovi vincoli per quanto riguarda le emissioni di carbonio. Durante la fase transitoria, che durerà fino al 2025, le aziende dovranno registrare le emissioni per ogni tonnellata di acciaio esportato nell’UE e acquistare certificati CBAM corrispondenti.

Registrazione Delle Emissioni

Le aziende dovranno registrare le emissioni dirette di CO2 (scope 1) e indirette (scope 2) per la produzione e il trasporto di acciaio destinato all’esportazione nell’UE. Le emissioni saranno calcolate in base a valori di riferimento stabiliti dalla Commissione Europea per i diversi tipi di acciaio. Le aziende che non sono in grado di fornire dati precisi sulle proprie emissioni dovranno utilizzare i valori di default.

Acquisto Di Certificati CBAM

Per ogni tonnellata di acciaio esportato, le aziende dovranno acquistare un certificato CBAM, il cui prezzo corrisponderà al prezzo della CO2 nell’ambito del sistema ETS dell’UE. Il numero di certificati da acquistare dipenderà dalle emissioni dichiarate per quella tonnellata di acciaio. L’obiettivo è incoraggiare le aziende ad adottare tecnologie e processi di produzione a basse emissioni di carbonio per ridurre i costi.

Conseguenze Per Le Aziende

Il nuovo sistema implicherà costi aggiuntivi per le aziende, che dovranno investire in sistemi di monitoraggio, verifica e rendicontazione delle emissioni. Le aziende con processi produttivi più inquinanti saranno particolarmente colpite, mentre quelle già impegnate nella decarbonizzazione potranno trarne vantaggio. Il CBAM potrebbe inoltre influire sui flussi commerciali, favorendo i fornitori con minore impatto ambientale.

In sintesi, il CBAM introduce nuovi obblighi e costi per le aziende che esportano acciaio nell’UE

Le conseguenze del CBAM per i produttori di acciaio Extra-Ue

1. Costi aggiuntivi

I produttori di acciaio extra-UE dovranno sostenere costi aggiuntivi per l’acquisto di certificati CBAM. Il prezzo dei certificati rifletterà il prezzo delle quote di emissione nell’ambito del sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (ETS). Ciò rappresenterà un onere finanziario per questi esportatori e potrebbe influire sulla loro competitività nei confronti dei produttori di acciaio dell’UE.

2. Incentivi alla decarbonizzazione

Il CBAM dovrebbe incentivare i produttori di acciaio extra-UE a decarbonizzare i loro processi produttivi. Più bassa è l’intensità di carbonio della produzione di acciaio, minori saranno i costi dei certificati CBAM che l’esportatore dovrà acquistare. I produttori di acciaio extra-UE avranno quindi un interesse economico a ridurre le loro emissioni di gas serra per mantenere i loro prezzi competitivi nel mercato dell’UE.

3. Rischio di deviazione degli scambi

Esiste il rischio che il CBAM possa deviare gli scambi, inducendo i produttori di acciaio extra-UE a reindirizzare le loro esportazioni verso mercati alternativi per evitare i costi dei certificati CBAM. Tuttavia, è probabile che l’impatto sul commercio sia limitato, data l’importanza del mercato dell’UE per le esportazioni globali di acciaio.

Cosa l’import dell’acciaio deve fare per essere in linea con il CBAM

Come le aziende di import dell'acciaio possono prepararsi al CBAM

Per prepararsi all’entrata in vigore del CBAM, le aziende importatrici di acciaio dovranno tenere conto di alcuni importanti fattori.

Fase transitoria

Da oggi, 1 ottobre 2023 al 31 dicembre 2025, il CBAM sarà in una fase transitoria in cui le importazioni di acciaio saranno soggette solo a obblighi di reporting. Le aziende dovranno dichiarare le emissioni di carbonio incorporate nei loro prodotti importati. Questo periodo servirà a raccogliere dati e consentirà alle aziende di adeguarsi progressivamente.

Obblighi di conformità

A partire dal 2026, oltre agli obblighi di reporting, le importazioni saranno soggette a obblighi di conformità. Le emissioni dichiarate dovranno rientrare in benchmark di riferimento per non incorrere in dazi compensativi. Le aziende dovranno dimostrare che i prodotti importati rispettano standard di efficienza energetica e di emissioni di gas serra paragonabili a quelli dell’UE.

Strategie di adeguamento

Per adeguarsi, le aziende potranno:

  • Investire in tecnologie e processi di produzione a basse emissioni.
  • Acquistare certificati di emissione per compensare le eccedenze.
  • Diversificare le fonti di approvvigionamento preferendo fornitori più virtuosi.
  • Rinegoziare i contratti con i fornitori spingendoli a ridurre l’impatto ambientale.

Monitoraggio costante

Una volta in vigore il CBAM, le aziende dovranno monitorare costantemente le emissioni dei prodotti importati per verificare la conformità ai benchmark ed evitare penalizzazioni economiche. Dovranno inoltre tenersi aggiornate su possibili modifiche alla legislazione.

Preparandosi per tempo, valutando le strategie più opportune e monitorando attivamente la situazione, le aziende importatrici potranno adeguarsi efficacemente al CBAM ed evitare ripercussioni negative sul proprio business.

Quali Strategie Per Ridurre l’Impatto Del CBAM

Per ridurre l’impatto del CBAM sull’importazione dell’acciaio, è necessario adottare alcune strategie.

Adeguare i processi produttivi

Per abbattere le emissioni di CO2 e migliorare l’efficienza energetica, è fondamentale investire nell’ammodernamento degli impianti e nell’adozione delle migliori tecnologie disponibili (BAT). L’utilizzo di forni elettrici, la cattura e lo stoccaggio del carbonio, l’impiego di combustibili a basso contenuto di carbonio possono contribuire a ridurre in modo significativo l’impronta di carbonio del processo siderurgico.

Ottimizzare la logistica

Una logistica ottimizzata, che prediliga il trasporto ferroviario e marittimo a quello su gomma, consente di abbattere le emissioni legate al trasporto delle materie prime e dei prodotti finiti. L’adozione di sistemi intermodali che integrino più modalità di trasporto eco-sostenibili permette di ridurre i costi logistici e l’impatto ambientale.

Investire nelle fonti rinnovabili

L’approvvigionamento di energia da fonti rinnovabili, come solare ed eolico, è fondamentale per decarbonizzare il processo produttivo e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Gli impianti siderurgici possono installare pannelli fotovoltaici e pale eoliche per generare direttamente energia pulita oppure stipulare Power Purchasing Agreement (PPA) per l’acquisto di energia verde certificata.

Migliorare l’efficienza nell’uso dei materiali

Un utilizzo efficiente delle materie prime, come rottame ferroso e minerale di ferro, consente di ridurre gli sprechi e minimizzare le emissioni legate all’approvvigionamento e al trasporto dei materiali. Tecniche come il riciclo interno dei sottoprodotti e degli scarti di lavorazione permettono di risparmiare materie prime ed energia.

L’adozione di queste strategie rappresenta un passo fondamentale per prepararsi adeguatamente all’

Il Futuro Del CBAM E I Possibili Sviluppi

L'esportazione dell'acciaio e il CBAM

Il CBAM e il futuro del commercio dell’acciaio

Con l’introduzione del CBAM, il commercio dell’acciaio tra l’UE e i paesi terzi subirà modifiche significative. Inizialmente, durante la fase pilota, le importazioni di acciaio continueranno come di consueto, ma i produttori dovranno dichiarare le emissioni di carbonio incorporate nei loro prodotti.

Successivamente, il CBAM imporrà costi aggiuntivi alle importazioni di acciaio ad alta intensità di carbonio. I dazi doganali per questi prodotti aumenteranno in base alle emissioni di gas serra, spingendo i produttori stranieri ad adottare tecnologie più ecologiche. Questo livellerà le condizioni di concorrenza per l’industria siderurgica dell’UE, promuovendo al contempo la decarbonizzazione a livello globale.

È probabile che il CBAM si applichi inizialmente solo all’acciaio, all’alluminio e ai fertilizzanti, per poi essere esteso ad altri settori ad alta intensità di carbonio. Ciò incoraggerà i paesi partner commerciali a rafforzare i propri sforzi per ridurre le emissioni, al fine di mantenere l’accesso al mercato dell’UE.

Il CBAM, insieme al sistema di scambio di quote di emissione dell’UE, accelererà la transizione verso processi di produzione a basse emissioni di carbonio. La decarbonizzazione dell’acciaio, in particolare, è fondamentale per raggiungere gli obiettivi climatici dell’UE. Se implementato in modo efficace, il CBAM potrebbe trasformare il commercio internazionale in una forza positiva per il clima.

Il futuro del CBAM dipenderà dalla sua attuazione pratica e dalla reazione dei partner commerciali. Un approccio cooperativo che promuova standard ambientali condivisi a livello globale sarebbe l’ideale. Il CBAM ha il potenziale per guidare un cambiamento positivo, ma richiederà un attento monitoraggio e aggiustamenti per evitare conseguenze indesiderate come controversie commerciali o perdite di posti di lavoro.

Sebbene la fase transitoria consenta un periodo di adattamento, le aziende dovranno prepararsi per i vincoli che verranno imposti sulle emissioni di carbonio delle importazioni. Le conseguenze economiche potrebbero essere considerevoli se non si adeguano, soprattutto per i paesi in via di sviluppo. Tuttavia, questa politica ambiziosa è necessaria per raggiungere gli obiettivi climatici dell’UE e promuovere un commercio più equo. Il CBAM è uno strumento essenziale per garantire parità di condizioni per l’industria europea, spingendo al contempo altre nazioni ad adottare misure per la decarbonizzazione. Se implementato correttamente, il CBAM potrebbe essere una svolta positiva verso un futuro più sostenibile. Ora spetta alle aziende prepararsi per questa nuova era del commercio verde.

Il rottame ferroso e la sua importanza per l'Unione Europea
Categories Rottami metallici

Rottame ferroso, l’Europa riconosce il suo valore strategico

Avete mai pensato che i rottami di ferro possano essere una risorsa strategica? Per l’Unione Europea lo sono. L’UE ha classificato il rottame ferroso come materia prima critica, fondamentale per l’industria siderurgica e per l’economia europea.

Il rottame ferroso è il principale input per la produzione dell’acciaio, materiale essenziale per infrastrutture, edilizia, automotive e beni di consumo. L’UE ne importa ogni anno milioni di tonnellate per soddisfare la domanda interna. Classificare i rottami come materia prima strategica consente di monitorarne commercio e approvvigionamento, garantendone la disponibilità per le industrie europee. Per l’ambiente è una buona notizia: riutilizzare i rottami per fare nuovo acciaio riduce emissioni e consumo energetico. Ecco perché l’Unione Europea ha scelto di tutelare questa risorsa.

La Notizia: il rottame ferroso è una risorsa strategica

Rifiuto ferroso perché è importante

Il 14 settemvre 2023, l’Europa ha riconosciuto il rottame ferroso come materia prima strategica. È il risultato importantissimo raggiunto oggi in plenaria grazie all’approvazione di un emendamento, di cui sono primo firmatario al Parlamento Ue, che introduce nel Critical Raw Materials Act un elenco di “materie prime secondarie” (strategic secondary raw materials) che include anche il rottame ferroso (ferrous scrap)”. Così in una nota l’eurodeputato di Forza Italia-Gruppo Ppe Massimiliano Salini.
    “Si tratta di punto cruciale per un Green Deal improntato al buon senso e per il sistema manifatturiero italiano ed europeo”, sottolinea Salini, evidenziando come “la nuova definizione” tuteli “l’economia circolare Ue, di cui le imprese” italiane, “a partire dall’industria siderurgica che produce acciaio verde, sono campioni a livello mondiale”.
 

Perché il rifiuto ferroso è un elemento cardine dell’economia Europea

i rifiuti ferrosi in italia

L’UE stima che nel 2020 l’industria siderurgica europea abbia riciclato 120 milioni di tonnellate di rottami ferrosi, pari al 58% del fabbisogno totale di materie prime dell’acciaio.

Domanda di rottame ferroso in aumento

La domanda di rottame ferroso nell’UE è in costante aumento poiché consente di produrre acciaio in modo più efficiente sotto il profilo energetico e delle risorse rispetto all’uso di minerali di ferro. Ciò è dovuto al fatto che il rottame ferroso richiede fino al 74% in meno di energia per essere trasformato in acciaio rispetto al minerale di ferro.

Inoltre, il riciclo del rottame ferroso riduce le emissioni di gas serra fino al 58% rispetto alla produzione di acciaio da minerali di ferro. Pertanto, una maggiore disponibilità di rottame ferroso è essenziale per raggiungere gli obiettivi climatici ed energetici dell’UE.

Fornitura instabile

Tuttavia, la fornitura di rottame ferroso nell’UE è instabile poiché dipende dalla raccolta e dal riciclo. La Cina era il principale importatore di rottame ferroso dall’UE, ma ha notevolmente ridotto le importazioni dal 2018 per poi ostacolarle a seguito dello scontro in Ucraina. Ciò ha portato a un eccesso di offerta nell’UE che ha causato un calo dei prezzi.

Rottame ferroso come materie prima alla base dell’industria siderurgica

I rottami ferrosi rappresentano una materia prima fondamentale per l’industria siderurgica europea. Circa il 60% dell’acciaio prodotto nell’UE proviene dal riciclo di rottami ferrosi. Si tratta di un processo economico ed ecologico poiché consente di risparmiare materie prime e ridurre le emissioni di CO2.

Una risorsa strategica

Il rottame ferroso è una risorsa strategica per l’economia circolare europea. L’UE ha riconosciuto il suo valore designandolo come materia prima critica. Ciò significa che è essenziale per importanti catene del valore industriali europee, ma potrebbe essere a rischio di approvvigionamento.

Per mantenere e rafforzare la competitività dell’industria siderurgica europea, è fondamentale garantire un accesso continuo e sostenibile al rottame ferroso. Ciò richiede il potenziamento della raccolta e del riciclo dei prodotti in acciaio giunti a fine vita, nonché il miglioramento dell’efficienza nella catena di approvvigionamento.

Un settore chiave per l’economia

Il settore del rottame ferroso impiega direttamente oltre 50.000 persone in Europa e genera un fatturato annuo di circa 65 miliardi di euro. Si stima inoltre che per ogni posto di lavoro nel settore del rottame se ne creino da tre a cinque nell’industria manifatturiera.

Pertanto, garantire un approvvigionamento sostenibile di rottame ferroso è decisivo non solo per l’industria siderurgica ma per l’intera economia europea. L’UE dovrebbe adottare misure per proteggere e promuovere questo settore strategico, ad esempio istituendo barriere commerciali per limitare le importazioni da paesi terzi.

L’importanza di un mercato ben funzionante in Europa

Un mercato dei rifiuti ferrosi ben funzionante è fondamentale per l’economia circolare europea.

Approvvigionamento strategico

L’UE importa attualmente il 98% del suo fabbisogno di rottame ferroso da paesi terzi. Un mercato del rottame ben funzionante all’interno dell’UE può contribuire a diversificare le fonti di approvvigionamento e a rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti.

Vantaggi economici

Rispetto all’uso di materie prime vergini, il riciclo del rottame ferroso comporta benefici economici significativi, in quanto richiede fino al 74% in meno di energia. Ciò si traduce in minori emissioni di gas serra e in un risparmio sui costi energetici per i produttori d’acciaio.

Creazione di posti di lavoro

Un mercato del rottame ben funzionante può anche contribuire alla creazione di posti di lavoro, in particolare nel settore del riciclaggio. Si stima che nel 2016 il riciclaggio dei metalli abbia generato 6,2 milioni di posti di lavoro, principalmente nelle piccole e medie imprese.

In sintesi, un mercato del rottame ferroso ben funzionante in Europa è cruciale per raggiungere gli obiettivi climatici ed economici dell’UE. È essenziale per diversificare le fonti di approvvigionamento, rafforzare la sicurezza energetica e creare posti di lavoro nel settore del riciclaggio. Pertanto, è nell’interesse dell’UE prendere ulteriori misure per promuovere il mercato del rottame ferroso.

Le sfide nel commercio e nell’approvvigionamento dei rottami

L’approvvigionamento e il commercio di rottami ferrosi in Europa presentano diverse sfide. I paesi dell’UE importano più della metà del fabbisogno di rottame dall’estero, il che li rende vulnerabili alle interruzioni delle forniture e all’aumento dei prezzi.

Scarsità di offerta del rottame ferroso

La crescente domanda di rottami da parte dell’industria siderurgica europea e la limitata offerta interna hanno portato a una carenza cronica di materiale. Ciò è dovuto in parte al fatto che i rifiuti ferrosi vengono esportati fuori dall’Europa, dove i prezzi sono più alti. Allo stesso tempo, la raccolta di rottame all’interno dell’UE rimane insufficiente, nonostante gli sforzi per aumentare i tassi di riciclo.

Restrizioni alle importazioni di rottame ferroso

I paesi extra UE sono le principali fonti di importazione di rottame per l’Europa. Tuttavia, alcuni di questi paesi hanno imposto restrizioni, dazi e divieti alle esportazioni per proteggere le proprie industrie siderurgiche. Ciò rende l’approvvigionamento di rottame ancora più difficile per l’Europa.

Impatti economici

La carenza di rottame di ferro e l’aumento dei prezzi hanno un impatto significativo sulla produzione e la competitività dell’industria siderurgica europea. Ciò si riflette anche su altri settori a valle che utilizzano prodotti in acciaio, nonché sui posti di lavoro e sull’economia nel suo complesso.

Al fine di garantire un approvvigionamento sostenibile di rottame di ferro, l’UE deve aumentare la raccolta interna di rottame, ottimizzare il riciclo e trovare fonti alternative. La cooperazione con i paesi fornitori per mantenere aperti i flussi commerciali è altrettanto importante. Affrontando queste sfide, l’Europa può rafforzare la sua sicurezza nell’approvvigionamento di risorse critiche e sostenere la competitività delle sue industrie.

Il futuro del rottame ferroso: come rafforzare questo settore

la sostenibilità ambientale e i rifiuti ferrosi

L’industria siderurgica europea dipende in gran parte dall’approvvigionamento di rottame ferroso per la produzione di acciaio. Per rafforzare questo settore strategico, sarà importante investire in tecnologie per aumentare il riciclaggio e il recupero dei materiali, migliorare la logistica per il trasporto del rottame e promuovere partnership tra i principali attori della filiera.

Investire in nuove tecnologie

Grazie ai progressi tecnologici, oggi è possibile riciclare una quantità maggiore di rottame rispetto al passato. Occorre sostenere lo sviluppo di nuovi macchinari per la frantumazione, la separazione e la lavorazione dei materiali che consentano di recuperare quantità sempre più elevate di rottame, diminuendo gli scarti. Questi investimenti in ricerca e innovazione sono strategici per accrescere la competitività dell’industria siderurgica europea.

Migliorare la logistica

Una rete di trasporti e infrastrutture efficiente è essenziale per garantire un flusso costante di rottami verso gli impianti siderurgici. È importante sviluppare servizi logistici dedicati, razionalizzare i processi di carico/scarico e stoccaggio del materiale e ottimizzare le tratte di trasporto, sfruttando quando possibile opzioni a basso impatto ambientale.

Promuovere partnership industriali

La filiera del rottame ferroso coinvolge numerosi operatori, dai demolitori ai trasportatori, fino alle fonderie. È opportuno promuovere partnership e collaborazioni tra i vari attori per ottimizzare i processi, condividere investimenti in innovazione e migliorare la programmazione dei flussi di materiale. Questa integrazione può generare benefici per tutta la filiera siderurgica europea.

Rafforzando questi tre ambiti, l’Europa può massimizzare il potenziale del settore del rottame ferroso, materia prima indispensabile per un’industria siderurgica competitiva e sostenibile.

La situazione dei rifiuti elettronici nel 2024
Categories RAEE

Rifiuti elettronici 2024: il Regno Unito sarà il ​​maggior fornitore

Nel 2018 la Norvegia presentava una percentuale del 43,9% di riciclo dei rifiuti elettronici – RAEE. Il Regno Unito, nel 2021, aveva una percentuale di riciclo dei RAEE del 31,2%.

La studio di Uswitch: chi ne fornirà di più nel 2024

Maggior contribuente rifiuti elettronici 2024

Lo studio condotto da Uswitch suggerisce che il Regno Unito è pronto a superare la Norvegia per diventare il più grande fornitore mondiale di rifiuti elettronici entro il 2024.

Attualmente è la Norvegia a produrre la maggior parte di RAEE. La produzione pro capite di questi rifiuti nel paese, infatti, ammonta a 26 chilogrammi. Al secondo posto c’è il Regno Unito con una produzione pro capite di RAEE di 23,9 chilogrammi, appena superiore alla Svizzera con 23,4 chilogrammi pro capite. Il fatto allarmante, però, è che il Regno Unito esporta illegalmente circa il 40% dei suoi rifiuti elettronici verso altri paesi. Gli studi mostrano anche che i RAEE prodotti dal Regno Unito potrebbero aumentare fino a 55.000 tonnellate entro il 2030.

Una maggiore produzione corrisponde a maggiori rifiuti elettronici

Il perpetrarsi di questa tendenza al rialzo, nella produzione di RAEE nel Regno Unito, lo renderà il principale contribuente di rifiuti elettronici tra i paesi globali già dal prossimo anno. Nel frattempo, si prevede che il programma di ritiro dei RAEE previsto in Norvegia aiuterà il paese a migliorare attivamente la gestione di questa tipologia di rifiuti. D’altronde, anche la Svizzera dispone di un simile programma di ritiro, come si può osservare dal rapporto dello studio.

Nel frattempo, il governo del Regno Unito ha in programma una consultazione sui miglioramenti da mettere in atto per promuovere un efficace sistema di gestione dei RAEE, che si concentrerà principalmente sulle riforme e sulle legislazioni governative intese a promuovere il riciclaggio e il riutilizzo.

La situazione in Italia

I rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche in Italia

Secondo il Rapporto Annuale 2022 promosso dal Centro di coordinamento RAEE, l’Italia nello scorso anno ha avviato a un corretto riciclo poco più di 360.000 tonnellate di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Ciò evidenzia un calo del 6,2% rispetto alla conduzione più virtuosa tenuta dal Paese nel 2021. La situazione, quindi, è sicuramente da migliorare e prima di poterci dire un Paese virtuoso, c’è ancora tanto da fare.